Net Neutrality: si raccolgono pareri preliminari negli USA

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Negli Stati Uniti è iniziata la fase di verifica di quelle che sono le idee sul concetto di Net Neutrality da parte dei principali attori dello scenario, ossia ISP, siti vari e, ovviamente associazioni di diverso tipo. La commissione in questo modo verifica le idee dei vari protagonisti per sviluppare più facilmente un’eventuale concertazione che metta d’accordo tutti attraverso al formulazione di una nuova legge che regolamenti tale concetto il quale, lo ricordiamo, sostiene che i bit dovrebbero essere tutti equivalenti e che non si dovrebbe filtrare il contenuto che viaggia sulla Rete in alcun modo. Ma l’impresa per la FCC si prospetta dura, perché ovviamente attori con ruoli diversi hanno una visione profondamente diversa, quando non contrapposta del problema e una soluzione neutrale, è proprio il caso di dirlo, sarà difficile da trovare.

Neutralità della Rete: filtriamo i contenuti, mettendo il bavaglio a questo e a quello (e chi stabilisce i criteri?) o lasciamo che Internet resti libera come lo è stata finora? In realtà già la volontà di regolare in qualche modo il Web è di per sé strana: Internet è un mero strumento e come mai nessuno si sogna di regolamentare il cellulare, la TV o la stampa? Eppure anche il primo può essere usato ad esempio per coordinare attacchi terroristici, la TV veicola tutti i giorni contenuti che non vorremmo far vedere ai nostri bimbi e attraverso la stampa si diffonde tutto e il contrario di tutto e anche materiale pornografico estremo quando non addirittura proibito, senza contare la circolazione di idee estremiste di tutti i colori. Ma no, nessuno si è mai sognato di dire dobbiamo regolamentare l’uso di questi strumenti, però con Internet lo si vuol fare: perché?

La risposta sta nel fatto che si tratta comunque di una manovra ideologica: Internet è il primo strumento a diffusione così capillare e inoltre, a differenza di TV, stampa o cellulare, connette l’intera popolazione mondiale, non ha lingua o colore e fa circolare quindi idee contemporaneamente in tutto il mondo, una cosa mai avvenuta prima con nessun media. Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo che rappresenta, adeguatamente sfruttata e regolamentata, una miniera di soldi, ecco che tutto torna.

Ma torniamo a noi, l’organo del Governo americano incaricato di formulare la nuova legge, l’FCC (Federal Communication Commission), sta consultando i vari protagonisti, ma com’era facile immaginare le posizioni sono diverse quando non diametralmente opposte: le major sconsigliano all’ente di immischiarsi nelle questioni riguardanti le pratiche di controllo del traffico che esse vorrebbero implementare per controllare tutti gli utenti e beccare chi non rispetta la legge e anzi pensano che il Governo dovrebbe collaborare attivamente con tali iniziative. Gli Internet Service Provider, dal canto loro, vorrebbero avere l’opportunità di regolare il traffico a loro piacimento, in quanto la banda non è infinita e se la gente la sfrutta per navigare contenuti gratuiti (legalmente gratuiti o meno qui non ha importanza) i poveri ISP guadagnerebbero una volta sola, ossia dal pagamento della banda concessa, ma non avrebbero spazio per veicolare i loro contenuti a pagamento. Chiudendo i rubinetti a questa o quella applicazione o sito invece si potrebbe costringere i cittadini a pagare due volte, ad esempio se si rendesse YouTube quasi inutilizzabile da casa si potrebbe convincere l’utente a usare un servizio del tutto analogo ma a pagamento, implementato dal caro ISP. Tutti gli altri invece, ovviamente, sono contrari e parlo delle associazioni di consumatori, che vorrebbero invece la certezza che la FCC si impegni per garantire comunque quello che è un pilastro imprescindibile della libertà, non di quella su Internet, ma di qualsiasi democrazia: garantire a tutti la libertà di espressione e l’accesso gratuito alle risorse culturali. Punire abusi e soprusi è un discorso a parte, che non dovrebbe incidere negativamente su questi aspetti, limitando gli spazi di espressione ma la libertà, si sa, ai potenti ha sempre fatto paura.

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