Internet uccide democrazia e informazione invece di promuoverla, parola del webguru Jaron Lanier

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Web 2.0, Social Network, informazione aperta e democratica: in questi anni ci si è riempiti la bocca di termini e concetti forti e affascinanti, che promettevano di trasformare Internet in un media completamente nuovo e diverso dai precedenti, libero, senza controlli dall’alto né censure aprioristiche, democratico e in grado di garantire a chiunque l’accesso e la libera espressione, in nome di un confronto libero da pregiudizi. Tutto questo però, agli occhi di qualsiasi studioso della comunicazione onesto e privo di paraocchi pregiudiziali è, almeno in gran parte, fallito e ora anche nientemeno che Jaron Lanier, guru mondiale ed esperto di Internet riconosce il pericolo e lancia l’allarme. Magari non servirà a niente e anche Internet proseguirà verso il suo inevitabile destino di media-spazzatura, ma è confortante scoprire di non essere soli e anzi che le idee che abbiamo tante volte qui sostenute sono sposate anche da gente molto più qualificata.

Jaron Lanier non è, proprio per continuare a rimanere in tema di informazione e autorevolezza su Internet, uno dei tanti blogger di passaggio, ma è un vero e proprio guru, firma prestigiosa del mitico Wired, imprenditore web e hardware, precursore,con la sua azienda, della realtà virtuale e, in generale, esperto e propugnatore dei principi del Web 2.0. Ma ora, all’alba del 2010, si accorge che gran parte di ciò che si augurava negli anni 90 non solo non si è avverato, ma che anzi la Rete si sta trasformando in un media pericoloso e conservatore. Il suo allarme è volto soprattutto a mettere in risalto i limiti e le contraddizioni dell’informazione offerta dal Web, di cui lamenta l’appiattimento dei contenuti online, una poltiglia di informazione amorfa che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica invece di promuoverle, come sperava oltre dieci anni fa.

Internet mette ogni giorno insieme e giustappone senza soluzione di continuità e senza alcuna selezione, gli argomenti di filosofi e quelli dell’utente qualsiasi, l’analisi economica di un Nobel e lo sfogo del qualunquista di turno. A tale proposito Lanier è invece molto chiaro: “I blog anonimi, con i loro inutili commenti, gli scherzi frivoli di tanti video ci hanno tutti ridotti a formichine liete di avere la faccina su Facebook e la battuta su Twitter. In realtà questa poltiglia di informazione amorfa rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica”, come facilmente dimostrabile anche da una semplice analisi, fatta dal noto giornalista Gianni Riotta, dei video più visti dei primi due giornali italiani, Repubblica e Corriere, che comprendono la ragazza che si tuffa nel lago e sbatte il sedere perché è gelato, la scema che fa la capriola e cade dal letto, il fusto che solleva 150 chili e sviene, il reporter sfiorato da un aereo e la cliente infuriata che devasta il locale perché il panino non le piace abbastanza. A tal proposito continua Lanier: “Ai tempi della rivoluzione Internet io e i miei collaboratori venivamo sempre irrisi, perché prevedevamo che il Web avrebbe potuto dare libera espressione a milioni di individui. Macché, ci dicevano, alla gente piace guardare la TV, non stare davanti a un computer. Quando la rivoluzione c’è stata, però, la creatività è stata uccisa, e il Web ha perso la dignità intellettuale. Se volete sapere qualcosa la chiedete a Google, che vi manda a Wikipedia, punto e basta. Altrimenti la gente finisce nella bolla dei siti arrabbiati, degli ultras, dove ascolta solo chi rafforza le sue idee. [...] Ovviamente un coro collettivo non può servire a scrivere la storia, né possiamo affidare l’opinione pubblica a capannelli di assatanati sui blog. La massa ha il potere di distorcere la storia, danneggiando le minoranze, e gli insulti dei teppisti online ossificano il dibattito e disperdono la ragione”.

La rete senza dubbio è e resterà il nostro futuro e l’informazione, non fosse altro che per esigenze economiche e facilità di diffusione, passerà inevitabilmente sempre più dalla carta alla rete. Ma ciò non significa che dobbiamo permettere, per usare ancora una volta le parole di Lanier, “di inquinarla con le farneticazioni del primo che passa e bisogna invece garantirne l’informazione, la cultura e l’eccellenza contro l’omogeneizzazione e il qualunquismo.” “È ormai duro controllare la qualità su Wikipedia, e interessi occulti possono fare correzioni con facilità, secondo il loro punto di vista”, sostiene infatti Andrew Lih dell’University of Southern California, nel suo saggio The Wikipedia Revolution.

Ovviamente per aver proposto questa discussione Lanier è già fatto a pezzi sulla Rete dai soliti guru improvvisati che lo hanno troppo facilmente bollato come reazionario, traditore, snob, fallito, ferrovecchio: un bel modo di portare avanti discussioni davvero costruttive, non c’è che dire, benvenuti nel Web 2.0, dove l’opinione di tutti è equivalente e quindi, come corollario, dove la discussione stessa è inutile, in quanto abbiamo già in partenza tutti ugualmente ragione e tutti ugualmente diritto di parola. Ma se dialogare significa confrontare idee e posizioni e appurarne la maggiore o minore bontà per stabilire una verità gerarchica fondata sull’intrinseca esattezza e logicità di un’affermazione e se tutto ciò è cancellato dalla falsa democrazia della Rete, cosa dialoghiamo a fare? Diventa un confronto sterile tra monadi leibniziane, ciascuna chiusa nel suo mondo che manda messaggi ad altre monadi che non l’ascolteranno mai e ciascuno resterà sempre uguale a se stesso. Molto utile, vero?

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3 Commenti

  1. Simone82

    L’utilizzo populista e qualunquista che i veri falliti nella realtà hanno fatto di internet è anche e soprattutto alla base della progressiva assenza di cultura delle generazioni moderne: non solo hanno “ragione a prescindere”, ma la loro ragione è basata sul nulla. La conoscenza wikipediana è la morte del sapere: se Voltaire e compagnia bella avessero saputo che dalle loro idee sarebbe discesa wikipedia, ho quasi l’impressione che avrebbero abbandonato il progetto…

  2. Francesco

    Semplicemente grazie a internet abbiamo scoperto come siamo nella realta’ di tutti i giorni. Ne piu’ ne’ meno.
    L’estremismo, l’intolleranza la rigidita’ mentale etc. esistono di per se’.
    A prescindere da internet.
    E cosi’ occorre saper selezionare e non ‘ingoiare’ tutto quello che ci viene proposto dalla rete
    Ma questo criterio dobbiamo applicarlo anche nella vita di tutti i giorni.

  3. mauro

    Sono perfettamente d’accordo. Credo sia questa la ragione per la quale, ad esempio, molte persone intelligenti che conosco hanno prima creato un profilo su facebook per poi cancellarlo: la grande maggioranza del materiale pubblicato su questo social network è spazzatura (video idioti, frasi fatte e banalità di ogni tipo). Senza contare chi utilizza la rete per fini propagandistici ed eventuali commenti critici o finlaizzati ad ottenere ulteriori informazioni, vengono sistematicamente cancellati o – quando va bene- ignorati in quanto contrari al monologo prevalente, altro che “comunicazione” e “democrazia”. Anche per me la rete è una grandissima delusione; la utilizzo unicamente per acquistare oggetti non facili da reperire nella mi città o informazioni relative a questioni professionali. Per tutto il resto meglio lasciar perdere.

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