Harvard: se non si rivede il copyright su Internet la cultura morirà

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Se non si rivede il concetto di copyright adattando la protezione della proprietà intellettuale alle esigenze di un media nuovo e radicalmente differente come Internet si rischia di soffocare la cultura e la sua diffusione, fino a ucciderla, riducendo tutto a transazioni economiche che ridurranno la circolazione del sapere, formando nuovi e gravi digital divide all’interno della società. A dirlo non è qualche sedicente intellettuale improvvisato del Web (come il sottoscritto), né qualche facinoroso anarchico e/o comunista animato da odio verso le strutture economiche occidentali, ma un pacato e apprezzato docente della prestigiosa Università di Harvard, Lawrence Lessing.

L’accordo da ben 125 milioni di dollari che Google ha da poco stipulato con gli editori statunitensi costituirebbe un serio rischio per il futuro della cultura, che poteebbe addirittura asfissiare il sapere umano, in particolare quello veicolato da libri e testi. A sostenerlo è Lawrence Lessig, illustre docente alla Harvard Law School, ossia il dipartimento di giurisprudenza, nonché intellettuale impegnato nel mondo della cultura libera online. Opinioni poco lusinghiere le sue, che sono state espresse in un articolo apparso su The New Republic. In realtà Lessig non ha accusato l’azienda di Mountain View o il progetto Book Search in sé, ma ha invece sottolineato come i principi giuridici a tutela del copyright debbano essere applicati ai contenuti della Rete in una maniera diversa, attentamente rivista. Il docente ha infatti sostenuto che “Il patto costruisce un mondo in cui il controllo potrebbe essere esercitato al livello di una singola pagina di un testo, addirittura di una singola citazione”. In pratica secondo Lessig si rischia di introdrre un meccanismo perverso in cui ogni singolo bit (o singola parola) sarebbe coperto da licenze e questo, per Lessig, trasformerebbe le biblioteche digitali in veri e propri mercati elettronici invece che in centri di diffusione della cultura, mettendo così a rischio la libera condivisione, perché non si tratterebbero più i libri digitali come opere singole. Lessig comunque non ha condannato in toto l’accordo perché riconosce che potenzialmente potrebbe addirittura rendere più semplice e universale l’accesso libero al sapere umano sotto forma di testo.

Lessig sostiene quindi che ci sia bisogno di un ripensamento radicale del copyright su Internet, affinché ci sia un registro obbligatorio che ricordi chi detiene cosa, il tutto proteggendo la singola opera nella sua interezza e non le sue singole parti. La legge dovrebbe poi regolamentare questo registro, obbligando i detentori dei diritti a prendervi parte, pena la trasformazione dei loro testi in opere di pubblico dominio.

Le posizioni di Lessing, avendo sempre sostenuto che protezione dei diritti d’autore e possibilità di accedere alle fonti culturali debbano essere due problemi distinti e separati.

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