Caso Jammie: la corte sconta la multa del 97 %

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Vi avevamo già parlato del caso giudiziario di Jammie Thomas, perché è la prima volta che un utente di una rete di peer to peer, ritenuta quindi illegale, viene trascinato in tribunale con un’accusa specifica. La signora Thomas era indubbiamente colpevole: sul suo PC, nella cartella di condivisione di Kazaa, noto programma di P2P, sono stati trovati la bellezza di 24 brani e l’accusa, dietro cui ci sono ovviamente le sorelle dell’intrattenimento, aveva chiesto, come multa, 1.92 milioni di dollari, ben 80mila dollari a brano, ma la corte, fortunatamente, ha definito la richiesta scioccante e la tagliata del 97 %.

Scioccante e inaccettabile, questi sono i termini con cui la corte americana che presiedeva il caso Jammie ha definito le richieste dell’accusa, respingendole recisamente e tagliando la richiesta di risarcimento del 97 %, portandola così da 1.92 milioni di dollari a 54mila, ossia a 2250 dollari per ciascun brano, una cifra ancora più bassa di quella comminata in prima istanza, ossia 220 mila dollari, 9mila a brano.

Qui non si vuol discutere della colpevolezza o meno della donna: se la legge vieta una cosa si può combattere affinchè quella legge sia cambiata se la si ritiene ingiusta, ma finchè è in vigore va comunque rispettata e quindi condividere anche 24 brani è comunque illegale, ma qui si vuol discutere dell’ennesima prova di ingordigia e “follia suicida” delle major, parlando in termini economici, che cercano di rifarsi delle perdite economiche del settore di questi ani, non affrontando il cambiamento e cercando nuovi e più attuali forme di business, ma cercando di estorcere con violenza un mare di soldi a un singolo utente, probabilmente avendo in mente l’idea di punirne uno per educarne cento. E non è che si tratti di un paperon de paperoni, ma di una semplice madre di famiglia, per giunta single, una persona per cui anche i 54mila dollari sono una cifra spropositata. “Eccessiva al punto da scuotere la corte”: così l’ha definita il giudice Davis, incaricato di dirimere la controversia. I risarcimenti stabiliti per legge, ha ricordato infatti il giudice, oscillano tra i 750 e i 150mila dollari per opera, somme che dovrebbero al tempo stesso rappresentare un risarcimento a favore della parte lesa e costituire un deterrente. Per questo motivo sarebbe possibile fissare una quota superiore a quella che corrisponde ai danni effettivamente sofferti dall’accusa. Ma in questo caso quanto richiesto sarebbe fuori misura: “la necessità di ottenere un effetto deterrente non può giustificare un verdetto da due milioni di dollari per essersi appropriati e per aver distribuito illegalmente 24 canzoni con il solo intento di ottenere della musica gratuitamente”, ha concluso il giudice.

L’intento quindi delle major era chiaro, ma la rabbia e la violenza con cui ormai ci si scaglia contro un piccolo utente e non certo contro un seeder impenitente è sconcertante e ci si domanda davvero se multinazionali così ricche non abbiano la capacità di contornarsi di consiglieri più illuminati, magari che suggeriscano un cambio radicale di business model, invece di accanirsi contro una mamma single con tre figli a carco chiedendole 2 milioni di dollari.

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2 Commenti

  1. Cyber-Boy

    Almeno negli USA non hanno un governo che protegge in modo così esplicito le major!!!

  2. Jasus

    AnonymousSo me pointing out how woerhltss Reagan was on this issue and what a fraud he was in general means I don’t want to do anything about illegal immigration? I have been active in the immigration control movement for about 8 years now and was always for stopping all immigration for about 30 years and would have been active if there was an internet and I knew about groups like FAIR. This is the reason I know so much about Reagan and came to dislike him more than I did when I worked in the defense industry and could see the massive amount of money he pissed away on nothing.

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