Virgin Media vuole sondare il file sharing sulla propria rete

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Coincidenze. Prima coincidenza: Virgin Media è l’unica azienda che al tempo stesso sta nel campo dell’industria dell’intrattenimento ma è anche un ISP. Seconda coincidenza: nel Regno Unito si sta cercando proprio in questo periodo di introdurre una legge molto simile all’HADOPI francese, con tanto di monitoraggio attivo delle connessioni e disconnessioni unilaterali degli utenti. Terza coincidenza: Virgin Media decide di prendere le misure al file sharing sulle proprie reti, solo per stilare statistiche anonime, dice. Quarta coincidenza: lo farà tramite un software di Deep Packet Inspection sviluppato da Detica. Ultima coincidenza: sempre Detica e il suo programma di DPI fanno parte delle misure comprese nel disegno di legge presentato da Lord Mandelson proprio per combattere il P2P illegale. E voi, ci credete alle coincidenze?

Virgin Media, una major che è anche provider, senza dubbio una creatura strana, l’unica che vede una convergenza di interessi tra i due campi. Ora, come abbiamo appena detto, Virgin ha annunciato di voler fare un sondaggio dell’uso che viene fatto della propria rete, per stilare una percentuale precisa del traffico generato da attività di file sharing, ma rassicura che il tutto avverrà in maniera totalmente anonima e che l’obiettivo è fare dei grafici e non mandare delle lettere di avvertimento agli utenti che eventualmente infrangano le leggi vigenti sul copyright. Per fare questo in maniera precisa e chirurgica si avvalrà, come visto, di un programma di Deep Packet Inspection sviluppato da Detica, azienda che normalmente lavora per il governo e i servizi segreti, la stessa indicata da Lord Mandelson per monitorare attivamente la rete britannica alla ricerca dei pirati.

Poco coerenti alla Virgin Media: quando si era trattato di valutare l’impatto del “behavioral advertising” di Phorm, la pubblicità mirata che traccia le abitudini online degli utenti per inviare messaggi personalizzati, che pure faceva uso della tecnologia DPI, alla Virgin avevano preso le distanze da simili pratiche di indagine nei dati online. Inoltre, volendo essere concreti, anche se i vertici rassicurano che al momento i dati saranno stilati in maniera automatica, solo a fini statistici, resta il fatto che effettivamente l’azienda si ritroverà con tantissimi dati dettagliati sulle attività svolte online, raccolte in maniera illegale(usare il DPI per scandagliare così in profondità i dati richiederebbe un’autorizzazione e una buona motivazione, chessò, rintracciare terroristi online) e in un secondo tempo, magari quando il disegno di legge di Mandelson sarà approvato in via definitiva, dare un volto e un IP a quei dati anonimi non dovrebbe essere molto difficile. Insomma una specie di schedatura preventiva dei cittadini mascherata da sondaggio anonimo, in modo da avere già pronti i dati per le disconnessioni e le denunce penali a legge approvata.

Del resto il CEO del provider, Neil Berkett, si è già chiaramente espresso in merito, affermando che “questa roba della net neutrality non è che una manica di balle”. Dalla non-neutralità della rete alla profilazione individuale degli utenti del P2P, alla loro disconnessione forzata e denuncia il passo è breve, molto breve, vero Grande Fratello?

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