OpenBitTorrent: i giudici lo scagionano

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Questa volta a Hollywood non ci sono riusciti. L’intento delle major era far chiudere OpenBitTorrent, sito sospettato di aver preso in Svezia il posto lasciato vacante da The Pirate Bay. Le major avevano quindi denunciato il sito e accusato il provider Portane di avergli dato ospitalità, ma i giudici svedesi l’hanno pensata diversamente e, in assenza di prove oggettive su presunte attività illecite da parte sia del sito che dell’ISP, hanno saggiamente deciso di non procedere contro nessuno dei due.

Un buco nell’acqua, questo si è rivelata l’ultima azione legale intrapresa dalle associazioni americane rappresentanti l’industria dell’intrattenimento multimediale, i cui ultimi successi devono aver convinto di essere ormai inarrestabili. E invece i giudici svedesi non l’hanno pensata alla stessa maniera e gli hanno di fatto messo i bastoni tra le ruote.

L’intera vicenda ruota attorno alle attività di OpenBitTorrent, un sito sospettato di aver rimpiazzato TPB nelle attività di diffusione di tracker di materiale illegale, coperto da copyright. Inoltre le associazioni avevano anche denunciato l’ISP Portane per aver offerto hosting a tale sito.

In realtà, come hanno avuto modo di stabilire i giudici, di prove reali non ce ne sono, esse sono unicamente basate su sospetti, cosa che, in un momento di “caccia alle streghe” come il presente, pare essere il più delle volte sufficiente, persino a far approvare leggi deliranti. Il tracker infatti non offre in realtà nessun appiglio che ne giustifichi o ne dimostri l’attività illecita, poiché tutto quello che fa è semplicemente dare a singoli e organizzazioni, compresa The Pirate Bay, la possibilità di pubblicare contenuti sulla rete BitTorrent senza dover approntare server e codice di condivisione dedicati e non può quindi essere considerata responsabile di eventuali materiali illegali postati dai clienti. I responsabili di OBT si dicono anzi pronti a collaborare nei casi in cui il tracker sia impiegato per scopi illeciti, offrendo alle parti interessate la possibilità di segnalare i contenuti incriminati, che saranno prontamente rimossi. Una posizione giusta e più che sufficiente, del resto sono policy che da tempo sono applicate su siti di hosting come ad esempio RapidShare et similia, che solitamente rimuovono in poco tempo eventuali file illegali ospitati sui loro server.

Ai rappresentanti dell’industria questo va bene per altre forme di condivisione, purtroppo però siamo in piena crociata contro BitTorrent e quello che si vuol fare non è semplicemente risolvere un problema, ma mandare un evidente messaggio intimidatorio. Il problema è che il messaggio non riesce a discriminare tra uso lecito (che esiste anche per i Torrent ed è anzi molto utile) e uno illecito, tra utenti che condividono ciò che è lecito e altri che non lo fanno e, così operando, colpisce invece il servizio tout court, colpevolizzando e spesso punendo i tanti che non hanno colpe.

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