Google al lavoro su motore di ricerca quantistico?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Computer quantistici: se ne parla ormai da qualche anno come del futuro dell’informatica, ma si tratta di un territorio talmente complesso e difficile che ancora nessuno è riuscito a uscire dalla fase sperimentale con un prodotto che si possa definire davvero un processore quantistico, ossia non più basato su elettroni e silicio, ma sui cosiddetti qubit, ossia i bit che possono ritenere contemporaneamente le posizioni 1 e 0, inglobando così molta più informazione e aumentando esponenzialmente le capacità di calcolo rispetto a qualsiasi computer attuale. Ora però la solita, onnipresente azienda di MountainView esce a sorpresa con un annuncio scioccante sul suo blog: starebbero lavorando a un motore di ricerca avanzatissimo, in grado di avvantaggiarsi nientemeno che del primo chip quantistico funzionante. Salvo poi specificare che i risultati non sono al momento verificabili e che forse la CPU non è nemmeno davvero definibile come quantistica in senso stretto.

Le vie della comunicazione e del marketing sono infinite e, tra queste ve n’è una che dice che l’importante è che si parli di un prodotto, non fa niente se magari quest’ultimo nemmeno esiste, basta lasciare nei lettori un’impronta, la sensazione che si sia sempre avanti a tutti, poi la realtà è un altro paio di maniche.

Così a MountainView, a sorpresa, postano sul blog ufficiale, dicendo che da ben tre anni sono al lavoro sullo sviluppo di un nuovo motore di ricerca. Cos’ha di speciale? Che è in grado di sfruttare nuovi, potentissimi algoritmi basati su quello di Gover, di tipo probabilistico, e di avvantaggiarsi in questo modo di un nuovo, sedicente chip quantistico, sviluppato da un’azienda francese D-Wave, che sarebbe giunta alla realizzazione prima di tutti gli altri ricercatori mondiali. Tale motore di ricerca avrebbe capacità incredibili, essendo oltre mille volte più veloce di qualsiasi mainframe attualmente in dotazione a BigG ed in grado di riconoscere e catalogare oggetti partendo da immagini, sia fisse (foto) che in movimento (filmati).

Bellissimo? Fantastico? Emozionante? Sicuramente, sarebbe il futuro del computing, ma aspettate un attimo, facciamo marcia indietro: abbiamo ottenuto risultati stratosferici, ma non possiamo dimostrarlo, anzi, non è nemmeno sicuro che il chip sperimentale di D-Wave possa essere davvero definito come quantistico. Già perché, come detto all’inizio, la realizzazione di un cosa del genere è irta di difficoltà e il campo stesso della fisica in cui ci si va a muovere è tra i più ostici in assoluto, non è così semplice uscire dalla sperimentazione con qualcosa di funzionante secondo teoria, anche se in molti ci stanno provando.

Ma questo che importanza ha? Smentire parzialmente la notizia dopo aver dato la sensazione di essere sempre uno o più passi avanti agli altri non cambia le cose nella percezione del mercato, vero Googole?

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