Facebook: è davvero allarme dipendenza?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

In principio fu Internet nel suo insieme: milioni di persone che, agli inizi del decennio, passavano oltre metà della giornata sul nuovo media, secondo alcuni alienandosi progressivamente dalla vita sociale; poi toccò ai giochi di ruolo online, prima ai vari WoW e poi a cose tipo Second Life, sempre per gli stessi motivi. Oggi infine la vera “droga” sono i social network, soprattutto quello attualmente più di successo, ossia Facebook, che assorbe tra le proprie pagine la gran parte del tempo della vita di tantissimi teenager, alcuni dei quali hanno ora iniziato a chiedere aiuto per “disintossicarsi”. Ma stabilire cos’è dipendenza, alienazione, asocialità o invece nuove forme di socialità, è molto difficile e richiederebbe un lavoro che,fin’ora, non è ancora stato fatto.

Facebook, il social network che assorbe le vite di milioni di persone in tutto il mondo, 350 milioni per la precisione, che spendono quotidianamente 10 miliardi di minuti al suo interno, per scambiarsi foto, filmati, commenti e tenersi aggiornati sulle attività degli altri contatti. Tanto, tantissimo tempo-vita, per alcuni anche troppo e non solo tra i detrattoti, ma anche tra gli stessi utenti, alcuni dei quali ultimamente iniziano a chiedere aiuto per disintossicarsi.

A prima vista parrebbe quindi tutto molto facile e il giudizio scontato:strumenti digitali portano alienazione, solitudine e dipendenza. Ma in realtà, come sottolinea intelligentemente Tilde Giani Gallino, professore di psicologia dello sviluppo all’Università di Torino, tali giudizi potrebbero essere frutto di pregiudizi, ad esempio dovuti all’essere cresciuti in un’epoca completamente diversa, priva di strumenti elettronici. La socialità sul Web invece ha pro e contro, ma non è meglio o peggio di quella che hanno vissuto le generazioni passate. Solo differente.

Certo, se si finisce col passare la maggior parte del proprio tempo da svegli davanti a un display qualcosa che non va c’è, ma se si usano i nuovi strumenti per ampliare le proprie possibilità di contatto e comunicazione questo non può essere male e anzi rappresenta una possibilità di comunicazione, confronto e crescita, molto superiori al semplice frequentare di persona la propria solita e ristretta cerchia di amici e più semplice, veloce, economico e immediato che conoscere nuove persone tramite i viaggi, giusto per fare due esempi classici. Bisognerebbe quindi discriminare anche tra quanti hanno chiesto aiuto, perché in alcuni casi potrebbe essere davvero che spassino troppo tempo su Facebook, ma in altri la loro valutazione potrebbe essere influenzata da quella dei grandi, preoccupati eccessivamente dal fatto che “mio figlio sta su Facebook invece di uscire e incontrare i suoi amici”, non capendo che sono due forme di comunicazione completamente differenti per immediatezza e ricchezza.

In mancanza di studi affidabili allora, sarebbe più giusto al momento sospendere il giudizio sul media e stare invece attenti unicamente alla quantità di tempo che si impiega in queste attività, se supera la manciata di ore al giorno allora si, fatevi curare.

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