Bambino rapito ritrova le sue radici dopo 22 anni grazie a Facebook

Web e Business     Autore: Luigi Mango Aggiungi un commento

In questi mesi abbiamo riportato spesso storie di cronaca (sequestri di persona, ladri d’appartamento ingenui e quant’altro) ma anche storie a lieto fine come il sospettato di furto scagionato. Il comune denominatore di queste e mille altre vicende è il social network del momento: Facebook. In tutte queste storie naturalmente Facebook non ha alcun ruolo di rilievo se non quello di avere come iscritti i protagonisti di cui sopra. Alcuni di loro hanno approfittato del prossimo proprio dopo averlo conosciuto sul social network,  per questo spesso abbiamo raccomandato prudenza nel divulgare i propri dati personali e spesso ci siamo interrogati sul limite che un tale, dirompente strumento, possa avere nella vita quotidiana.

Alex Anfuso

La storia di oggi è diversa, è finalmente una storia positiva, una sorta di lieto fine per una tragedia personale iniziata 22 anni fa. Alex Anfuso era un bambino italiano di 5 anni, abitava a Guidonia ed era figlio di una ragazza madre , Silvana Anfuso, di origini etiope. In quei mesi la mamma era in carcere a Rebibbia per reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti, il piccolo Alex, che non aveva mai conosciuto il padre naturale, era affidato ad una conoscente della mamma che da li a poco finì anch’ella in carcere. Altra famiglia adottiva, altro trauma per questo bambino che affrontava una vita dura ed ingiusta.

Dopo qualche tempo, e questo lo ha riferito lui pochi giorni fa, gli si presentò un signore dicendogli che era il padre e che alcuni uomini lo avrebbero prelevato per portarlo a casa della nonna paterna. Alex non disse nulla, quelle persone arrivarono e lo portarono  in Egitto, nelle vicinanze del Cairo. Ad Alex fu cambiato il nome in Aly Mohammed, fu insegnata la lingua locale e cominciò, suo malgrado, una nuova vita. Nel frattempo in Italia le indagini non portarono a niente e si arenarono.

Passano 22 anni, Alex ha dimenticato l’italiano ma non la sua storia, qualche lontano frammento della sua vita da bambino riaffiora e tra questi il suo cognome. Siamo nell’era di internet, Facebook è conosciuto in tutto il mondo e Alex prova a contattare tutti gli Anfuso italiani nella speranza di trovare un appiglio per ricostruire la sua vita. Tra le tante persone contattate vi è anche  Pino Anfuso, dipendete RAI, non è un suo parente ma con i dati che gli fornisce Alex e grazie ad alcuni riscontri capisce che il ragazzo dice il vero e segnala la sua storia alla trasmissione “Chi l’ha Visto”, che prende in consegna la storia di questo sfortunato ragazzo.

Lui vuole riabbracciare sua madre e ritrovare le sue radici, non sa però che in questi anni la mamma è morta. Ora non gli resta che cercare di raccogliere quel poco che è rimasto della sua infanzia perduta.

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