Ai giapponesi non piace Google

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

È così, al popolo del Sol Levante il gigante di MountainView e i suoi prodotti non piacciono molto e così il primo motore di ricerca mondiale in Giappone non riesce a sfondare e resta al secondo posto. Colpa soprattutto delle differenze culturali, che rendono poco gradito l’approccio di BigG e l’offerta di alcuni servizi che alla maggioranza dei giapponesi non piacciono. E mentre Google si sforza in tutti i modi di offrire un’immagine diversa per riguadagnare posizioni di mercato, le motivazioni offerteci dai giapponesi potrebbero essere motivo di riflessione per noi occidentali superficiali.

È oggettivo: in Giappone Google si ferma al 33,7 % di market share, la maggior parte dei cittadini, ben il 56,5 % gli preferisce infatti il rivale storico, Yahoo! Questo soprattutto per un motivo: il culto della privacy tipico del Paese, che si scontra con servizi come Google Maps e Street View, le cui immagini delle città sono state solo qui su subissate di critiche. In Giappone infatti i quartieri residenziali hanno strade molto strette e quindi questo tipo di servizio, con i suoi video e le sue foto di strade e palazzi rischia più che altrove di entrare nelle case private. Lo stesso vale per Street View, in questo caso a irritare i giapponesi è il rischio di mostrare i quartieri dove vivono gli intoccabili:anche se infatti non è un fenomeno conosciuto come quello indiano anche la società giapponese è divisa in caste e quelle inferiori praticano mestieri considerati impuri. I difensori dei diritti umani in Giappone hanno quindi protestato in quanto, secondo loro, le mappe potrebbero facilmente essere utilizzate per identificare le famiglie che vivono nei quartieri degli intoccabili, violando anche in questo caso il loro diritto alla riservatezza.

Il motivo delle critiche può sembrare strano se non ridicolo a un occidentale, ma a MountainView queste critiche invece le hanno prese molto sul serio, visto che il Giappone è pur sempre la seconda economia mondiale, con una popolazione di utenti di Internet tra le più vaste (90 milioni di utilizzatori), di cui tre quarti hanno accesso alla banda larga e due terzi navigano online anche dal cellulare; inoltre anche il mercato nipponico della pubblicità è il secondo al mondo, con ben 77 miliardi di dollari di fatturato. Una miniera di soldi per Google insomma, che il gigante non ha alcuna intenzione di lasciare nelle mani di Yahoo!

Per ovviare a questo, solo per il Giappone, l’azienda ha fatto alcuni strappi alle sue regole, ad esempio inserendo sulla home page del motore di ricerca, tradizionalmente minimale, link diretti a YouTube e ad altri servizi, per attirarsi l’interesse degli utenti nipponici, tradizionalmente amanti dei siti dalla grafica ricca ed ha anche lanciato una campagna pubblicitaria per far conoscere la sua immagine.

Ma mentre a MountainView si scervellano su come riguadagnare terreno, in occidente forse bisognerebbe riflettere di più sull’invasività di questa azienda che, negli ultimi anni, da simpatica outsider gestita da nerd appassionati di tecnologia diventata una multinazionale tentacolare, con le mani in tutti i settori più importanti, dalla pubblicità ai video, con un giro di soldi impressionante ma, soprattutto, con un database di dati personali, tracciamenti in rete, gusti e abitudini degli utenti mondiali, che non ha paragoni attualmente nel mondo. E forse anche noi, benché dotati di strade più larghe e privi di caste, dovremmo tenerci di più alla nostra privacy e preoccuparci dei giganti che ci guardano nel privato da una simpatica scarna paginetta bianca con sopra un scritta buffa e colorata.

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Un commento

  1. Cipo

    mi interessa approfondire il discorso delle caste in giappone… qualche link?

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