Siete in malattia per depressione? Attenti a cosa pubblicate su Facebook

Web e Business     Autore: Luigi Mango Aggiungi un commento

Ciò che è successo a Nathalie Blanchard, una ragazza ventinovenne residente nel Quebec, in Canada, è solo un’altra occasione per riflettere sull’importanza e sul peso che ha ormai raggiunto Facebook, ma anche tutti gli altri social network, nella nostra vita “digitale”.

facebook

Nathalie Blanchard è una dipendente di IBM ed è assente dal lavoro da circa un anno e mezzo a causa di una riconosciuta depressione che non le permette di svolgere il proprio lavoro, al suo sostentamento ci pensa l’assicurazione Manulife tramite una polizza che copre questo genere di malattia.

La notizia consiste nel fatto che alcuni ispettori dell’assicurazione Manulife hanno controllato su Facebook il profilo della ragazza (sicuramente pubblico, altrimenti non sarebbe stato possibile), ed hanno notato alcune fotografie in cui Nathalie viene ripresa sorridente ed apparentemente serena durante una recente vacanza in una zona balneare, a quel punto hanno ritenuto opportuno di ritirarle l’assegno mensile di malattia visto che, a loro giudizio, i postumi della depressione erano spariti.

La protagonista della vicenda ha ricevuto la solidarietà di centinaia di persone, per contro l’assicurazione Manulife è stata criticata sia dall’opinione pubblica che dal legale della ragazza. Chi conosce questa malattia sa benissimo che la guarigione, seppur quando avviene, richiede tempo, il percorso che porta al superamento del “male oscuro” può durare anni e non è detto che lo si debelli definitivamente.

Il punto però è un altro: quanto sta cambiando la nostra percezione del privato con l’utilizzo sempre più massiccio dei social network? Nathalie Blanchard probabilmente ha commesso una leggerezza se non ha protetto il proprio profilo alla ristretta cerchia di amici, questo ancora non è chiaro, ma possono bastare delle foto, come in questo caso in cui si sorride, per perdere un mantenimento per una malattia tanto grave e per di più riconosciuta come la depressione?

Non stiamo forse usando con troppa leggerezza uno strumento che spesso si è rivelato determinante anche in aule di Tribunali, sia per condannare che per assolvere imputati ? Dove può portare un uso indiscriminato di piattaforme di condivisione di dati personali come Facebook, Twitter, MySpace e via di seguito?

La riflessione che viene spontanea è che teniamo tantissimo alla nostra privacy tanto che in passato ci fu una sollevazione popolare all’idea di creare una guida telefonica per i cellulari, chi ha poi un numero di telefono fisso ha la possibilità di renderlo riservato non comparendo cosi su alcun elenco, deprechiamo le vendite che avvengono al telefono perche non sappiamo chi ha fornito loro il nostro contatto, ma poi affidiamo la nostra vita ed i nostri “affari privati” su Facebook….

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Un commento

  1. LetsR

    tutti malati!!! ma come si fa ad essere succubi di un social network!! bisogna avere il cervello bruciato…

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