Regno Unito e pirateria: ora spunta anche l’ipotesi spionaggio

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Peggiora la situazione nel Regno Unito, e non solo per coloro i quali trasgrediscono le leggi vigenti sul copyright, ma soprattutto per i comuni cittadini, che saranno sempre più vittime di un controllo totale delle proprie azioni, anche quando non stanno facendo niente di illegale. Era di pochi giorni fa l’annuncio, da parte di Sua Maestà la Regina, di voler attuare il disegno di legge proposto da Lord Mandelson sulla falsariga dell’HADOPI francese, ma oggi, in una lettera indirizzata dallo stesso alla camera dei Lords emergono altri particolari, ancora più preoccupanti.

Sembra non avere limiti il delirio di chi legifera in quest’ultimo anno riguardo al diritto d’autore e alla protezione del copyright. Più volte vi abbiamo parlato dell’assurdità dei provvedimenti presi in Francia, che hanno gravi ricadute sulle libertà civili dei cittadini normali (specifico:quelli che non scaricano nulla e usano la Rete in maniera legale), e ultimamente abbiamo seguito l’evolversi della vicenda anche in Inghilterra, la seconda nazione che intende intraprendere la strada della Francia in ambito legislativo su questa materia scottante.

Il contenuto di una lettera inviata da Lord Mandelson ai ministri apre però scenari ancora più inquietanti. Egli ha infatti chiesto ai ministri del Regno Unito di trovare un rapido accordo, al fine di prevenire al più presto il fenomeno del file sharing selvaggio. Ma la cosa grave non è questa, quanto l’esortazione ai tempi brevi, che potrebbero essere ottenuti esclusivamente attraverso una procedura volta a velocizzare il più possibile il processo d’adozione del disegno di legge: in pratica, in questo modo, il dibattito parlamentare sarebbe quasi del tutto bypassato, limitandolo semplicemente a una decisione finale di approvazione o di rifiuto delle modifiche volute da Mandelson, mentre le discussioni avverrebbero in forma privata, ossia fuori dal dibattito politico. Un modo di procedere chiaramente antidemocratico e volto al tempo stesso a tagliare fuori dalla discussione le forze dell’opposizione e a far approvare la legge prima che la marea della contestazione da parte dell’opinione pubblica monti troppo.

Ma non è finita perché altri due passi si rivelano ancora più preoccupanti, il primo che fa riferimento a un periodo di detenzione di durata ancora da stabilire per i colpevoli e, soprattutto, l’accenno alla possibilità di creare una vera e propria task force che sorvegli e spii gli utenti. A quanto pare, infatti, il Digital Economy Bill fornirà a Ofcom, l’autorità indipendente che regola le comunicazioni, il potere di controllare i movimenti dei netizen avvertiti con il sistema cosiddetto dei tre colpi. Inoltre Detica, una sussidiaria dell’impresa di difesa BAE Systems, ha sviluppato CView, uno strumento di Deep Packet Inspection (DPI) che servirà a monitorare il traffico relativo al P2P, per poter così calcolare esattamente il livello generale di violazioni del copyright all’interno di un intero network. Ma tutto questo non è ancora abbastanza per il Segretario di Stato britannico: nel testo della lettera infatti trapela anche la possibilità concreta di istituire il cosiddetto Pirate-Finder General, una sorta di milizia del copyright incaricata di sorvegliare la Rete, individuare gli utenti pirata (gli utenti o solo i PC, visto che parliamo di IP?) e disconnetterli, multarli e mandarli in carcere.

Intanto, inevitabile, monta la bufera: la Electronic Frontier Foundation,l’associazione che protegge i diritti dei netizen, ha lanciato un appello invitando i cittadini britannici a rivolgersi immediatamente ai membri del parlamento, mentre Don Foster, segretario al ministero per la Cultura, i Media e lo Sport, ha commentato le proposte di Mandelson in maniera ferma, focalizzando l’attenzione sull’iter parlamentare. “Questo è un tentativo scandaloso di ottenere cambiamenti ad una legge senza un approfondito scrutinio. Il Regno Unito non è un paese dove a vigere è l’autocrazia, dove profonde modifiche legislative possono essere introdotte a causa dei capricci di un politico eletto”.

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