Lo Streaming sta rimpiazzando il P2P

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Real Time: questa sembra essere la nuova parola d’ordine per la rete “social” e 2.0, che sta sempre più rimpiazzando il download tra gli utenti Internet in giro per il mondo. Le ragioni sono tante, tecniche, giuridiche e culturali.

Lo Streaming sta soppiantando il Peer To Peer. Questo almeno è ciò che emerge da una ricerca svolta dal provider Sandvine su un corposissimo campione: circa 24 milioni di cittadini della Rete, di tantissime parti del mondo.

Secondo tale studio ben il 26,6 % dell’intero traffico sarebbe ormai dovuto alla fruizione di video e audio in streaming, all’uso di applicazioni VoIP, alla frequentazione dei social network e all’online gaming. Questa percentuale aumenta di altri sei punti nelle ore serali, il periodo di maggior concentrazione di utenti in Rete. Ciò che appare maggiormente evidente da questo sondaggio è soprattutto quindi la sostanziale propensione a fruire contenuti cosiddetti “experience now”, tutto ciò che è P2P, ovvero tempi di attesa lunghi per effettuare il download di file enormi che occupano tanto spazio non attrae più. Le ragioni sono molte, stratificate e complesse.

La prima e più ovvia ragione è che, con l’aumentare della pressione mediatica e del controllo/repressione da parte di governi e major dell’intrattenimento, che ultimamente stanno costringendo anche gli ISP a monitorare attivamente il proprio traffico alla ricerca di pirati, fruire di contenuti in streaming diviene molto più sicuro, in quanto perfettamente legale, che scaricarsi ciò che interessa in locale, usando le reti P2P. Lo sviluppo tecnologico, che ha portato a connessioni sempre più veloci, rende poi questa propensione facile da realizzare e così anche chi ha PC vecchi o poco potenti può comunque fruire di tutti i contenuti che vuole, senza necessità di installare programmi, settarli e saperli usare: basta recarsi sul proprio sito di fiducia per godere della musica preferita, dei filmati e, in generale, di qualsiasi contenuto multimediale o informativo si voglia.

Questa però sarebbe solo metà della verità, poiché sono sicuramente aspetti che possono invogliare a cambiare abitudini, ma solo se, alla base, c’è già un cambiamento di mentalità, altrimenti da soli non sarebbero sufficienti. “Viviamo nella società del tutto e subito” ha infatti dichiarato Dave Caputo, CEO di Sandvine “Sempre più utenti si affidano a Internet per l’intrattenimento on demand”. Ecco, questo è il fulcro del cambiamento. Il moderno Internauta o Citizen che dir si voglia si sta sempre più virtualizzando, avvicinandosi spontaneamente, per evoluzione direi, al modello del cloud computing. Alla fine degli anni 90 per moltissimi è stata dura accettare l’idea di rinunciare agli oggetti (l’audio cassetta, il vinile, il CD, la videocassetta, il libro, le foto stampate), in favore delle loro versioni elettroniche e “liquide”, non importa se possedute legalmente o illegalmente. Ora però c’è un secondo salto, dove all’utente non importa nemmeno più il concetto di possesso (se ho un MP3 sul mio PC non sarà un CD che posso tenere in mano, ma lo sento pur sempre mio in qualche modo), l’importante è fruire dei contenuti, senza doverli conservare. Tutto quindi si sposta sulla Rete, in una “nuvola” di servizi a cui connettersi quando si vuole per fruire dei contenuti che interessano in quel momento, in maniera semplice e veloce. Di fronte a queste abitudini il Cloud Computing non è che la mera ratifica tecnologica di un trend in continua crescita e la sua sistematizzazione più funzionale. Il popolo della rete è sempre più penetrato dalla virtualizzazione, al punto da non essere nemmeno più interessato a gestire “collezioni” per quanto virtuali, ma solo a fruirne, qui e subito.

L’istantaneità in effetti è sempre stata una delle caratteristiche principali di Internet sin dai suoi esordi, basti pensare alla differenza tra la lettera classica e l’E-Mail. Questa caratteristica ha fatto man mano breccia nelle abitudini quotidiane, rafforzandosi man mano che la tecnologia, migliorando, diminuiva costantemente i tempi morti, avvicinando sempre di più la fruizione all’istantaneità.

Ma la perdita dell’attesa forse rischia anche di appiattire tutto e renderlo senza importanza, se si perde l’avvenimento, l’accessibilità immediata a qualsiasi cosa desideriamo rende istantaneamente la cosa priva di qualsiasi interesse e fascino, una merce da consumare subito, bruciandola e dimenticandola all’istante. Tutto diviene allora fruizione immediata, si, ma superficiale, la musica o i film niente più che rapido intrattenimento, sottofondo, brusio, spingendo l’utente alla costante e compulsiva ricerca della “novità”: alzi la mano chi ha il coraggio di negare che naviga per ore per cercare sempre nuovi filmati o album da ascoltare, ma che difficilmente, una volta ascoltato ad esempio un LP, tornerà a riascoltarlo, tanto ce ne sono a bizzeffe, sempre nuovi, da ascoltare. In pratica l’istantaneità della Rete ci sta ritrasformando in bambini, aumentando il nostro approccio ludico e superficiale alle cose, dove la fa da padrone la meraviglia, la curiosità e la continua ricerca dello stimolo e del nuovo, in contrapposizione al desiderare a lungo una cosa, ottenendola con qualche sforzo e poi possedendola, collezionandola, fruendola a fondo, tipica delle abitudini dell’ormai scorso millennio.

Insomma, il Cloud Computing e l’experience now sono sicuramente grandi opportunità, ma la virtualizzazione spinta, l’accessibilità orizzontale a qualsiasi contenuto, forse stanno privando i contenuti stessi di rilevanza e importanza, appiattendo tutto in una forma di consumismo ludico che, alla fine, impoverisce di sostanza fruitore e contenuto fruito.

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Un commento

  1. HAL

    bella analisi della situazione, complimenti ad Alessandro della redazione!

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