Danimarca, l’antipirateria ammette l’evidenza

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

In Danimarca il braccio “armato” delle major, l’Antipiratengroup, associazione che si occupa di tutelare il rispetto del diritto d’autore sia per quanto riguarda la musica che il cinema, depone le armi e si dichiara sconfitta: impossibile individuare con certezza chi scarica illegalmente i file.

Non ce l’hanno fatta a sostenere con i fatti il loro approccio persecutorio e ora ammettono al sconfitta, ma lo fanno con un sapore di resa, quasi gli dispiaccia non aver potuto incriminare sommariamente un po’di gente a caso, tanto per spremerla un po’.

L’Antipiratengroup si è quindi arreso all’evidenza dei fatti, dopo una serie di risultati non esaltanti seguiti alle loro azioni legali: è impossibile, in termini di legge, individuare chi scarica contenuti illegali dalla rete, da qui la decisione di volersi fare da parte perché le autorità giudiziarie hanno reso impossibile questo genere di attività. Sulla decisione hanno pesato le tre archiviazioni per insufficienza di prove seguite ad altrettante denuncie e l’inclinazione delle corti a rigettare sull’accusa l’onere della prova, in quanto un IP, da solo, non basta a incriminare qualcuno. A tale proposito Mary Fredenslund, avvocato del gruppo, ha dichiarato che: “Condannare queste persone richiede prove parecchio concrete e inoppugnabili. Semplicemente non siamo stati in grado di presentare l’onere della prova”.

Proprio al tono di queste dichiarazioni ci riferivamo all’inizio e su queste vale la pena riflettere, in quanto la Fredenslund sembra quasi dispiaciuta di non essere riuscita a usare prove del tutto inconsistenti per condannare un po’ di gente, invece di riflettere sul principio, giusto, sulla cui base sono state rigettate dai tribunali le accuse mosse dall’organizzazione. L’alta Corte danese ha infatti stabilito che il solo indirizzo IP non è sufficiente a stabilire una responsabilità individuale necessaria all’apertura di un processo, questo sul giusto presupposto (calpestato ad esempio dall’HADOPI francese) che l’indirizzo IP individua esclusivamente una macchina e non l’utilizzatore, che potrebbe anche essere un utente remoto chissà dove nel mondo.

Si tratta di un semplice principio di buon senso nell’era del virtuale e del digitale, che però le major fanno fatica ad accettare: molto meglio la fantasiosa legge francese che ha aggirato il problema stabilendo che il proprietario della macchina è colpevole a prescindere, come minimo in quanto negligente per quanto riguarda sorveglianza e manutenzione del proprio PC. U po’ come essere punti perché chi ci ha rubato l’auto ci ha poi commesso una rapina scappando e la colpa è anche nostra che non avevamo un antifurto migliore.

I Paesi del Nord Europa insomma sembrano conoscere e rispettare meglio di noi i diritti fondamentali del cittadino, preservandoli dalle mire esclusivamente economiche delle major; man mano poi che si scende tali diritti sono sempre più ignorati: in Inghilterra stanno strenuamente cercando di dimostrare proprio questo principio a Lord Mandelson, promulgatore di un disegno di legge in stile Sarkozy, in Francia poi esso è già legge, chissà quindi cosa succederà da noi, ancora più a sud della Francia.

Condividi su:
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Facebook
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Digg
  • del.icio.us
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
Articoli correlati:

Un commento

  1. Owiredu

    That’s a quett-wickid answer to a difficult question

Lascia un commento

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati