Anche a destra si pensa a nuove forme di diritto d’autore

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Chi l’ha detto che la riforma democratica del diritto d’autore sia un argomento esclusivamente appannaggio della sinistra? Per smentire questo luogo comune e dimostrare che, anche nell’attuale governo di destra, non ci sono solo i Barbareschi che vorrebbero portare una sorta di HADOPI in Italia, ma anche persone ragionevoli capaci di vedere il problema nel suo insieme, vi parliamo delle proposte dell’On. Giorgia Meloni.

Lo sviluppo di Internet e dei servizi ad essa legati, la riforma del diritto d’autore, la protezione del copyright e, al tempo stesso, la possibilità di assicurare a tutti i cittadini eguali diritti d’accesso libero all’informazione: non si tratta di altrettanti argomenti di interesse esclusivo della sinistra, ma di tutti coloro i quali hanno a cuore lo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese. Sottrarre tale argomento a un preciso schieramento politico è fondamentale, perchè elimina il problema della strumentalizzazione politica che spesso se ne fa, facendo l’equazione riforma del diritto d’autore=sinistra=anarchia=difendiamo la pirateria perchè così le giovani generazioni ci votano, tutte scuse per liquidare rapidamente l’argomento e mantenere lo status quo se non, addirittura, peggiorarlo, con proposte di legge draconiane. Ciò non è affatto vero e l’interesse per l’argomento dimostrato da Giorgia Meloni, ministro della gioventù e dal gabinetto di esperti che ha formato per studiare l’argomento, ne è la prova più lampante, che permette di dimostrare come il diritto d’autore nell’era digitale sia un problema di per sé, di cui tutti possono interessarsi non a fini strumentali. Così, se generalmente a sinistra sono naturalmente più portati al riformismo, non è vero che a destra ci siano solo i Barbareschi, le Carlucci, il pacchetto Telecom e l’HADOPI all’italiana.

Il gruppo di lavoro dell’onorevole, che fa capo a Luigi Bobbio, ha identificato una serie di punti su cui intervenire con politiche adatte, guarda caso punti su cui noi insistiamo da oltre un anno.

Anzitutto si parte dalla constatazione doppia, da un lato che le giovani generazioni usano sempre di più Internet e sempre di meno la TV e dall’altro si sottolinea come in Italia si sia investito per la tecnologia-ponte, il digitale terrestre, ma ancora non si investa in tecnologie che uniscano televisione tradizionale e Internet e che soprattutto il servizio pubblico, ossia la Rai, sta perdendo questo treno, senza il quale sarà impossibile svecchiare davvero il servizio e portarlo alla maggioranza degli utenti. Lo sviluppo poi di contenuti adeguati ai nuovi media e la capacità tecnologica del sistema paese di garantire l’accesso al sapere a tutti i cittadini, sono gli altri punti cruciali dello studio.

Che però non si ferma qui ma prende di petto anche l’argomento copyright, sostenendo che, finora, ci si è concentrati esclusivamente sulla pirateria. Secondo l’On. Bobbio invece, la posizione espressa nel documento rispecchia il pensiero del Ministro Meloni, ossia che “Il diritto d’autore nell’era digitale non può essere tutelato erigendo barriere: Internet non si blocca alle frontiere”. A tal proposito quindi, nella ricetta del Ministro della Gioventù, c’è innanzitutto la necessità di fornire prodotti di alta qualità e di facile accesso da parte di tutti a prezzi ragionevoli ma, soprattutto, di valutare ed elaborare forme nuove di tutela del diritto d’autore, attraverso l’adozione di forme alternative di difesa della proprietà intellettuale, che coniughino assieme il diritto ad accedere liberamente al sapere con la protezione dei diritti di chi le opere le produce.

E spuntano così, nel documento, alcuni dei nostri cavalli di battaglia, ossia l’adozione di licenze Creative Commons e Software Libero e la riforma del funzionamento della SIAE, a dimostrazione che un problema è un problema ed ha una sola soluzione, sia che lo si guardi da uno schieramento che dall’altro, tutto il resto è strumentalizzazione o interesse di parte.

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