Regno Unito: disconnettere i pirati o no?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Disconnettere o non disconnettere, questo è il dilemma: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi degli iniqui pirati informatici, o prender l’armi contro un mare di scaricatori illegali e combattendo disperderli. Così, parafrasando fin troppo facilmente le celebri parole del grande poeta inglese, si potrebbe riassumere l’attuale situazione all’interno del Parlamento di Sua Maestà nei confronti dell’eventualità di adottare una versione della dottrina Sarkozy anche per il popolo d’Albione. Questa, ricordiamo, prevede che gli ISP si trasformino in organi di controllo (non autorizzati), spiando le connessioni di ogni libero cittadino al fine di appurare preventivamente un eventuale uso illegale delle stesse, quindi di sostituirsi anche agli organi giuridici e di repressione, effettuando eventuali disconnessioni unilaterali e forzate di chi non dovesse essere in regola, senza un mandato, senza un processo e senza alcuna autorità in queste materie. E in UK i provider insorgono.

Talk Talk, il più grande fornitore di banda larga del Regno Unito, sta cercando in tutti i modi di dimostrare l’insensatezza di tale provvedimento in fatto di lotta alla condivisione illegale dei contenuti digitali, in risposta alle “misure urgenti” contro la pirateria del P2P, invocate da Lord Mandelson, il Segretario di Stato, forse sottoposto a pressioni dalle solite major dell’intrattenimento, che hanno scatenato veri gruppi di pressione e lobby per costringere i governi europei ad adottare leggi assai severe (o inique?) per tutelare i propri interessi economici.

Il provider ha spedito in giro per il paese un team di esperti per verificare la sicurezza delle reti senza fili domestiche e il risultato, com’era prevedibile, è stato rivelatore: i test infatti hanno dimostrato che il numero di hot spot WiFi aperti è stato più di un terzo del totale, con un picco a Londra di ben il 41 %, equivalente a ben 1.083 reti wireless non protette e quindi facilmente accessibili e vulnerabili all’hijacking della connessione. “L’evidente implicazione è che milioni di persone sarebbero a rischio” ha quindi affermato Andrew Heaney di Talk Talk. Sarebbe molto facile infatti punire degli innocenti disconnettendoli, solo perchè colpevoli di avere a disposizione un router wireless aperto e disponibile a tutti, malintenzionati compresi. Alla volontà di istituire disconnessioni forzate si oppone quindi l’argomento secondo cui un IP non identifica una persona, ma solo una macchina e quindi, anche se questa fosse usata a fini illegali, ciò non potrebbe portare alla perdita della connessione Internet dei cittadini britannici intestatari e proprietari dei computer in questione, in quanto non dimostrerebbe direttamente che il proprietario del PC e il pirata coincidano nella stessa persona.

A tale proposito però è doveroso ricordare che, proprio il governo francese, primo promotore di questo tipo di provvedimenti con la sua HADOPI di cui abbiamo spessissimo parlato, per prevenire tali argomentazioni ha deciso, con un geniale coupe de theatre, che le persone proprietarie dei PC non protetti, anche se usati da altri per fini illegali, sono da considerarsi a tutti gli effetti ugualmente colpevoli agli occhi della legge, senza alcuna distinzione di merito. Un punto di vista decisamente parziale e di parte, che prende in considerazione la possibilità di calpestare i più elementari diritti civili per difendere esclusivamente i profitti delle industrie che, lo ricordiamo, sono quelli più colpiti, molto di più che quelli ad esempio degli autori, agitati invece davanti all’opinione pubblica come spauracchio per giustificare tali provvedimenti.

Come abbiamo detto tante volte invece di sistemi capaci di mettere assieme diritti dei cittadini, diritti degli autori e diritti dei produttori/distributori (sia ben chiaro: tutti e tre sacrosanti) ce ne sarebbero tanti, primo tra tutti l’uso di licenze di tipo Creative Commons; il vero problema è che le altre soluzioni andrebbero a incidere, diminuendoli, sui proventi di queste oligarchie che detengono nelle loro mani i diritti di tutta la cultura musicale, letteraria e cinematografica mondiale, da cui sono intenzionati fermamente a spremere fino all’ultimo centesimo, anzi penny, sorry.

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