Net neutrality: l’appello dei big

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Mancano ormai pochi giorni all’inizio del processo di revisione delle regole di Internet annunciato dalla Commissione istituita direttamente alcuni mesi fa dietro impulso della stessa Casa Bianca che, pur confermando la sua posizione a favore della neutralità della rete, aveva affermato giàa maggio la necessità di una seria riflessione sull’argomento. In seguito, il 21 settembre scorso, lo stesso presidente della Commissione aveva colto la palla al balzo e illustrato la linea di condotta che avrebbe seguito, pubblicando il documento “L’Internet aperto: preservare la libertà per innovare”. Intanto, a pochi giorni dall’inizio dei lavori e dopo una lettera aperta inviata al presidente ecco arrivarne un’altra, forse ancora più importante eprchè raccoglie parte degli attori direttamente coinvolti dalel decisioni che saranno prese: da Facebook a Mozilla, da Google a Twitter, passando per Linkedin, Skype, Flickr, YouTube, ci sono proprio tutti i Big della Rete, a firmare l’appello alla Commissione Usa per le comunicazioni, con una richiesta precisa: i provider non devono filtrare i dati provenienti da un determinato servizio o da un’applicazione.

Internet è una realtà complessa e pone, di conseguenza, problemi complessi e stratificati su più livelli: c’è l’aspetto idealistico, certo, ma ci sono anche importanti questioni economiche e anche di sicurezza, oltre che giuridiche. Insomma, mettere mano a una legislazione che riguardi la Rete e in grado di dare giustizia a tutti gli aspetti non è impresa facile.

Da un punto di vista idealistico infatti sarebbe giusto che “i bit trasmessi fossero considerati tutti uguali” ossia che i provider non possano filtrare (e quindi sorvegliare) il flusso di dati proveniente da questo o quel sito, perché questo comporterebbe che l’ISP decriptasse attivamente tutte le comunicazioni che veicola, sostituendosi così ad altri organi preposti ad eventuali indagini. Lo Stato invece deve pensare a come mettere assieme i diritti civili degli utenti con la sicurezza interna del Paese, che sempre più spesso ha nella Rete un suo aspetto cruciale, e con la lotta alla pirateria. Infine ci sono gli aspetti economici: i big del Web guadagnano proprio offrendo servizi gratuiti ed anonimi a tutti, ma i provider sarebbero tentati di restringere l’accesso della propria utenza ad alcuni di essi. Il traffico generato dai Social Network ad esempio è enorme e occupa tantissima banda oltre ad essere in crescita costante, mentre l’ampiezza di banda non lo è: ciò significa che l’ISP investe soldi nell’innovazione, ma si ritrova a non poter veicolare servizi a pagamento sulle proprie linee, saturate dagli utenti che navigano gratuitamente su siti come Facebook o YouTube. Mettendo delle restrizioni, gli ISP potrebbero chiedere ad esempio un contributo mensile aggiuntivo agli appassionati dei Social Network.

Insomma dietro il concetto di Net Neutrality si nascondo diversi aspetti, costantemente intrecciati tra di loro, che sarà difficilissimo dirimere senza scontentare qualcuno. Del resto da uno studio condotto da Arbor Networks, l’Università del Michigan e Merit Network, risulta che negli ultimi cinque anni il traffico Internet non passa più per le reti di primo livello (ovvero reti che si connettono all’intera Internet soltanto attraverso un’interconnessione e non regolata da contratto), ma viene sempre più smistato dai grandi provider. A differenza di cinque anni fa, quindi, quando il traffico di Internet era proporzionalmente distribuito fra le migliaia di aziende presenti sul Web, oggi è ristretto a un esiguo numero di hosting provider, circa 30 per la precisione, che il Rapporto chiama “Ipergiganti” tra cui ci sono ovviamente realtàcome Facebook, Google e YouTube, che da soli generano e consumano circa il 30 % del traffico mondiale.

Sembra chiaro quindi che purtroppo ormai il traffico Internet – che fino a pochi anni fa era in parte garantito e non regolato da contratti – oggi risulta sempre più esposto alle brame del mercato e che in realtà il concetto di Neutralità della Rete non sia diventato nient’altro che un vuoto simbolo che probabilmente affascina ancora gli utenti a digiuno di economia, ma che in realtà ormai non fa altro che garantire a poche quanto note realtà online di continuare la propria corsa, senza che nessuno chieda loro di pagare per il carburante della macchina che stanno guidando. Tutti i bit sono creati uguali, recita il manifesto della Net neutrality, ma a tutti, aggiungeremmo noi, dovrebbe essere garantita la stessa accessibilità e non dovrebbero invece diventare le pedine di una battaglia economica tra ISP da un lato e Host Provider dall’altro, perchè in mezzo, comunque vada lo scontro, a pagarne le spese siamo solo noi utenti.

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