Il Regno Unito ha dei dubbi sulle misure per la Cyber-guerra

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Tutti ricorderanno sicuramente gli attacchi informatici subiti dall’Estonia nel 2007, del tipo DoS (Denial of Service), che furono in grado di mettere in ginocchio lo stato baltico attraverso il blocco a tappeto dei siti di governo, banche e media. Uno scenario sempre più possibile in futuro come strumento di guerra e terrorismo diffuso, da cui è ovviamente necessario essere capaci di proteggersi adeguatamente. A tale scopo la Commissione Europea sta prendendo, già da qualche tempo, provvedimenti in tale direzione, creando organismi e strutture tecniche che vanno in questa direzione. L’ultimo passo è stato, qualche mese fa, diramare una serie di comunicazioni che puntano a coordinare le politiche nazionali e cercare di instaurare la figura del Cyber-Czar europeo a presidio della sicurezza del Vecchio Continente, il cui scopo principale sarebbe di coordinare le politiche nazionali di sicurezza informatica, migliorare la stabilità di Internet e la capacità e velocità di risposta agli attacchi. Ma non tutti si sono dimostrati entusiasti e la Camera dei Lords del regno Unito ha chiesto maggiori dati in merito.

In Gran Bretagna sembrano non essere convinti del vero pericolo di una cyber guerra, o forse non sono convinti degli strumenti per combatterla o, ancora più probabilmente, è il vecchio vizio inglese di voler fare da soli, non collaborando con nessuno, che si tratti dell’adozione della moneta unica o di direttive comunitarie.

I pari di Sua Maestà si domandano, e domandano alla Commissione, anzitutto quanto effettiva sia la minaccia presentata, chiedendo a supporto statistiche e dati rilevanti. Inoltre si chiedono se le attuali reti di cooperazione siano appropriate, come ad esempio al collaborazione tra i Computer Emergency Response Teams (CERT) istituiti dai Governi nazionali e dal lavoro di allarme offerto dallo European Information Sharing and Alert System (EISAS), quest’ultimo però criticato dalla Commissione stessa. Altri dubbi infine si concentrano sul livello di governance da adottare: individuale, nazionale, europeo o mondiale? Da un lato, infatti, i Lords hanno rilevato che la maggior parte delle minacce riguarda le aziende e che i maggiori organi di sicurezza dovrebbero quindi essere soggetti privati, che dovrebbero essere coinvolti nelle discussioni intavolate, dall’altro alto, proprio riferendosi agli attacchi estoni, pensano che ci sia bisogno di un coinvolgimento maggiore e diretto della NATO.

Insomma, tanti dubbi e quasi nessuna certezza da parte del governo inglese in materia di cyber guerra, dubbi legittimi e basati su giuste considerazioni, che però dovrebbero trovare anche soluzioni a breve termine, perché premere qualche pulsante di una tastiera per scatenare un attacco informatico che scardini le difese di una nazione e ne metta in ginocchio l’economia richiede molto meno tempo delle laboriose discussioni politiche.

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