Il Digital Divide blocca ancora lo sviluppo economico italiano

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Quando si usa il termine Digital Divide, sono pochissimi quelli che lo metterebbero in relazione con un Paese industrializzato, eppure quel concetto non è una relatà solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche qui da noi, in Italia, dove solo un italiano su due fa uso dei servizi offerti dalla Rete, mentre un’azienda su tre non usufruisce del Web. È questo ciò che emerge dal rapporto dell’Osservatorio Italia Digitale 2.0, presentato a Milano da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, in un convegno dedicato al rilancio dell’economia. Si tratta di una ricerca che prova a descrivere il passaggio da una “digitalizzazione di primo livello” al fenomeno della “collaborazione e partecipazione in rete”: qualcosa che nel nostro paese è ancora al di là da venire.

I settori che hanno interessato la ricerca in questione sono in tutto cinque e comprendono sanità, comuni, famiglie, imprese e banda larga. Tutti segmenti della società che, secondo l’associazione degli industriali, rivestirebbero un ruolo strategico per migliorare il sistema Paese e che invece, di fatto, vedono al loro interno ancora persistere una grande divisione tra chi è in grado di utilizzare i servizi Internet in modo innovativo ed efficiente e chi è ancora del tutto escluso dalla rivoluzione digitale. Un ritardo che rischia di rendere ancora più problematica l’uscita dell’Italia dalla crisi.

I problemi sono tanti e vari, a seconda dei contesti: moltissime, come dicevamo, sono le imprese che ancora non usano Internet, dato che sale soprattutto spostandosi verso il settore delle microimprese, dove la percentuale raggiunge ben il 43 %. Per quanto riguarda invece famiglia e banda larga il Digital Divide è rappresentato da quei ben 22 milioni di italiani che ancora non possono usufruire dei servizi della banda larga. In questo caso sono molto importanti gli aspetti socio culturali del problema: l’età media elevata nel nostro Paese, la nuova immigrazione, redditi generalmente bassi e scarsa alfabetizzazione digitale sono tutti fattori di resistenza ad un pieno sviluppo della società digitale. Basti dire che solo il 52 % delle famiglie italiane è dotata di un PC. Anche i Comuni non approfittano dei vantaggi di Internet, non offrendo, nella stragrande maggioranza, servizi di pubblica utilità, che permettano una partecipazione attiva alla vita istituzionale. Anche la scuola italiana è ancora indietro nell’implementazione dei servizi forniti online alle famiglie e agli studenti: anche se in questo caso infatti banda larga e computer sono presenti in quasi tutte le scuole italiane, essi sono impiegati più nell’amministrazione che nella didattica. Infine, per quanto riguarda la Sanità, la telemedicina e il monitoraggio da remoto di determinate tipologie di pazienti, porterebbe grandi vantaggi economici alla pubblica amministrazione, addirittura quantificabili tra il 2 e il 10 % della spesa sanitaria pubblica.

La proposta di Confindustria è semplice: è necessario creare un Progetto paese sistemico, in grado di superare il ritardo digitale in cui versano diversi settori strategici dell’economia italiana. Una ricetta semplice sulla carta, ma che non sarà facile mettere in pratica, visto che sono problemi noti da anni e per cui, fin’ora, si è sempre riusciti a fare poco e niente.

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