Social, la parola d’ordine del Web 2.0. Internet che si fa umana, si avvicina alle persone e alle loro relazioni sociali. Ormai è un’impostazione che pervade l’intera Rete e pare proprio che ormai, se si vuol essere competitivi, bisogna in qualche modo essere social. Quelli di BigG non sono diventati dei colossi per niente e l’aria la sanno fiutare bene, del resto su questo terreno erano già din troppo indietro rispetto ad altri competitor, come emerso anche al recente Web 2.0 Summit di S. Francisco. E allora ecco che a MountainView si sono dati una svegliata: debutta quindi il servizio Social Search.

L’idea è che ormai il Web è sempre più connotato dalle relazioni tra gli utenti e che quindi queste ultime possono essere usate dai motori di ricerca come strumento per filtrare il mare magnum del Web e dei suoi contenuti, cercando così di offrire all’utente risultati più interessanti.
Ma come funziona in pratica? L’idea è semplice quanto efficace: anzitutto, ovviamente, bisogna essere registrati ai servizi di Google, quindi, dal nostro profilo, indicheremo a quali social network siamo iscritti, al resto ci penserà Google, prendendo da lì la lista degli amici e usando inoltre anche i nostri contatti Gmail e blog preferiti, che avremo provveduto a indicare in Google Reader. In questo modo tra i risultati delle nostre ricerche comparirà una sezione speciale, intitolata Results from people in your social circle, ossia i risultati che provengono dalle persone nella nostra sfera sociale. Il servizio per ora è sperimentale e disponibile solo in lingua inglese, ma ci si può già iscrivere chiunque.
Insomma pare proprio che ormai qualsiasi strumento e aspetto di internet debba umanizzarsi e personalizzarsi, inglobando i rapporti sociali, come unica via per restare competitivi. C’è da chiedersi solo se è il Web che si sta umanizzando o noi e i nostri rapporti sociali che ci stiamo facendo risucchiare all’interno di una gigantesca e virtuale, ma quanto mai reale, macchina da soldi.














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