La Touch Generation avrà un cervello diverso dal nostro

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

I segni del cambiamento ci sono, chiari e inconfutabili: da quando ha fatto il suo debutto sulla scena mondiale, l’Apple iPhone ha venduto ben 23 milioni di esemplari nel mondo, costringendo tutti gli altri produttori, nel giro di poco tempo, a proporre le loro versioni di cellulare touch o multitouch, da usarsi ciò contemporaneamente con più dita, compiendo quindi dei gesti e non limitandosi a cliccare col dito. Il successo delle interfacce che permettono un approccio più naturale e immediato alla macchina, diremmo quasi più umano, incentrato sul tatto, ha avuto talmente successo che ormai la tendenza non è invertibile: Apple pensa al tablet multitouch, mentre Microsoft proprone Windows 7 già predisposto per un utilizzo touch, anche se appena abbozzato e pensa al suo Tablet multitouch, sulla scia di Surface. Insomma la strada e tracciata e presto avremo una Touch Generation, cresciuta già con l’abitudine di usare tutta la tecnologia, non solo i PC o i cellulari, compiendo gesti su schermi multitouch e questo, secondo i ricercatori, darà loro un cervello diverso dal nostro.

È una normale legge evolutiva: il cervello ha una sua plasticità neuronale che gli permette di ristrutturare le proprie mappe sensoriali a seconda del modo in cui gli arrivano gli input attraverso i sensi. Se gli input sono complessi più aree neurali funzioneranno simultaneamente, creando nuovi e più complessi intrecci o sinapsi. Del resto è quanto ad esempio avvenuto già per l’Homo Sapiens: l’opponibilità del pollice, schiudendo enormi universi di impiego, ha contribuito decisamente all’evoluzione del cervello rispetto ai suoi predecessori che non avevano take capacità.

Insomma il vocabolario messo a disposizione dall’ormai datatissimo mouse (nato nel lontano 1968) è molto povero, si tratta infatti soltanto di poter “puntare” ed “eseguire”, a cui si sono poi aggiunti, col tasto destro e lo scroll “chiedere” e “scorrere”. Le nuove interfacce che nasceranno col multitouch invece saranno al tempo stesso più dirette e naturali e più complesse, permettendo in futuro anche “accordi” di comandi ed esecuzioni complesse, un po’ come suonare il pianoforte e questo contribuirà ad evolvere il nostro cervello dal punto di vista cognitivo, così come per noi ad esempio la struttura di qualsiasi sistema operativo attuale, che sia un cellulare, un computer o persino un normale elettrodomestico, è sconta tata e la usiamo con intuitività, mentre le generazioni precedenti non riescono a coglierne la struttura logica sottesa, poiché essa fa riferimento a idee e concetti astratti che essi non possiedono proprio a livello di sinapsi.

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3 Commenti

  1. Camillo

    Poveracci! nel medioevo prossimo venturo sono destinati a soccombere.

  2. Guido

    Non mi torna il concetto che una intefaccia pensata da persone di ieri e usata da persone di oggi non possa essere capita da persone dell’altro ieri!

  3. Nativi Analogici » Building Weblife

    [...] letto su un blog: “È una normale legge evolutiva: il cervello ha una sua plasticità neuronale che gli [...]

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