Il Garante: vietato spiare i dipendenti sul Web

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Purtroppo, quando si somma il concetto di azienda a quello della virtualità offerta da Internet il risultato è sempre lo spettro del Grande Fratello orwelliano che prende corpo. È successo a un dipendente di un’azienda italiana infatti che, a sua insaputa, per ben nove mesi, è stato monitorato, spiato, studiato ogni qual volta si connetteva a Internet: tutti i dati erano stati copiati, salvati e conservati. Pagine viste, numero di connessioni effettuate e tempo trascorso su ogni sito. Tutto, poi, era stato raccolto in una sorta di dossier utilizzato dall’azienda per prendere provvedimenti disciplinari. Ma oggi il Garante della Privacy dice basta, condanna l’azienda colpevole e vieta a tutte le altre di seguirne l’esempio. Problema risolto? Purtroppo non è così facile.

È una materia spinosa, addirittura magmatica quella che riguarda il disciplinamento dell’uso di Internet, soprattutto in ambito lavorativo. Bisogna infatti trovare un equilibrio tra il sacrosanto diritto dell’azienda a tutelare i propri interessi, impedendo ai propri dipendenti di perdere tempo navigando in rete invece di lavorare e licenziando chi abusi della connessione e l’altro diritto, altrettanto inalienabile, che ha ciascuno di noi a conservare la propria privacy e a non essere spiato.
Il Garante ci aveva provato a più riprese, nel marzo 2007, con le Linee Guida per Posta e Internet ed esprimendosi nuovamente lo scorso febbraio. L’obiettivo è sempre stato, in entrambi i casi, quello di tentare di regolamentare la complessa materia dell’utilizzo del Web e degli strumenti ad esso connessi sul luogo di lavoro. Secondo queste disposizioni, i controlli messi in essere dall’azienda devono essere graduali e non possono interessare direttamente il singolo lavoratore. Inoltre essi non possono essere nè prolungati nè costanti.

L’azienda condannata invece non aveva preso in considerazione nessuna delle indicazioni del garante, impiegando invece un programma Open Source, chiamato Squid, per sorvegliare a sua insaputa il proprio dipendente e per questo è stata punita. La decisione però non deve essere vista come un tacito consenso a fare come ci pare al lavoro. Lo Statuto dei Lavoratori prevede infatti che le aziende si dotino di tutta una serie di strumenti e metodologie, che esistono, per proteggere i propri interessi, senza infrangere i diritti dei dipendenti. La condanna va vista quindi come punizione per non aver messo in pratica le disposizioni vigenti e non per aver compiuto un’azione di per sé valutata come impropria.

Condividi su:
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Facebook
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Digg
  • del.icio.us
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
Articoli correlati:

Lascia un commento

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati