La Francia torna alla carica: pronta la versione 2 della legge più severa sul copyright

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Continua la storia infinita della legge più severa che sia mai stata promulgata per difendere il diritto d’autore, o meglio per difendere una certa concezione economicista di esso. Il governo francese torna infatti alla carica con una seconda versione della legge che già una volta era stata fermata al Senato e che era poi stata definitivamente bocciata come incostituzionale dal Consiglio Costituzionale francese. Le novità? Ora è ancora più dura.

I fatti: il governo Sarkozy, tramite il suo ministro della pubblica istruzione, aveva steso una bozza di legge, chiamata Hadopi, che prevedeva la possibilità, direttamente per i provider, di monitorare tutte le connessioni dei cittadini, per individuare chi la impiegasse a fini non leciti (leggi download di materiale coperto da diritto d’autore). A questi cittadini fraudolenti sarebbe stato mandato un primo avviso di cessare l’attività illecita, poi un secondo e infine gli sarebbe stata chiusa unilateralmente la connessione, anche se il cittadino in questione fosse perfettamente in regola con i pagamenti per l’erogazione del servizio.

Questo inseriva due grossi problemi, uno di privacy, visto che ogni cittadino francese sarebbe stato spiato a priori, solo per sapere se scaricasse o meno roba protetta e uno costituzionale, in quanto organi privati, come i provider, che non hanno alcun potere legale, si sostituivano agli organi preposti, trasformandosi a un tempo in organi di polizia e giudiziari.

La legge, come sapete dalle nostre pagine, è stata definitivamente bocciata dal Consiglio Costituzionale francese, che ha stabilito che la connessione a Internet è un diritto inalienabile di ogni cittadino, che organi non preposti non possono svolgere indagini e istruire processi e che le pene erano sproporzionate al crimine.

Lontano dallo scoraggiarsi o dall’arrendersi, il governo francese torna però all’assalto. Proprio in questi giorni è terminata infatti la stesura dell’Hadopi II, che Sarkozy ha già annunciato di aver fretta di far entrare in vigore. Il disegno di legge ha dovuto ovviamente recepire le critiche del Consiglio, ma non le ha recepite tutte, vediamola nei particolari.

Resta il meccanismo dei tre passi successivi, primo avviso, secondo avviso e, invece dell’immediata sospensione del servizio, si procederà ora con l’iter giudiziario. A differenza della prima versione infatti ora è necessario che sia un giudice, e non il provider, a stabilire la pena, che potrà a scelta essere costituita da un anno di sospensione dell’accesso a Internet, una multa fino a 300 mila euro o da due anni di carcere. La nuova legge inoltre si “preoccupa” ora anche di un caso specifico, che spesso viene citato dagli oppositori delle leggi repressive e cioè l’impossibilità di stabilire una responsabilità individuale perchè l’intestatario dell’abbonamento e chi commette il crimine non devono per forza coincidere. Ebbene il nuovo disegno di legge risolve il complesso problema della responsabilità individuale a modo suo, e cioè con un netto quanto brutale colpo di spada che va a colpire entrambi i soggetti. Secondo la nuova Hadopi, infatti, se l’abbonato a Internet non coincide con l’autore del crimine, cioè se è una terza parte a utilizzare la connessione per fare peer to peer, l’abbonato sarà comunque punito per negligenza, con una multa fino a 1.500 euro e una sospensione dell’abbonamento per massimo un mese. Chi perde l’accesso Internet inoltre non può attivarlo con un altro provider, altrimenti rischia una multa aggiuntiva di 3.750 euro. Multa della stessa somma anche per il provider che non dovesse ubbidire all’ordine del giudice di scollegare l’utente entro 15 giorni.

Non ci sarebbe nemmeno bisogno di commenti per accorgersi dell’assurdità di tale proposta, forse più delirante della prima, ma noi vogliamo citare Guido Scorza, avvocato e tra i massimi esperti di diritto d’autore su Internet. Secondo Scorza infatti permangono anche nel nuovo disegno forti irregolarità costituzionali. E’ vero che il provider non si sostituirà più al giudice e al poliziotto, ma permane la sproporzione tra il crimine e la pena e, soprattutto, la non recezione dell’indicazione del Consiglio, che parlava di connessione a Internet come diritto inalienabile.

È molto probabile quindi che quando il Consiglio sarà chiamato nuovamente a pronunciarsi bocci anche questa seconda versione. Il punto però è un altro e risiede nell’inapplicabilità concreta di questa legge. Dovendo ricorrere ora a un giudice infatti, è impensabile inondare i già intasati e lenti tribunali con migliaia di singole cause. È molto probabile quindi che si punterebbe solo a colpire i grandi condivisori di musica, quegli utenti che posseggono e condividono centinaia di gigabyte di materiali protetti dal diritto d’autore. È il metodo già in vigore da anni in Italia, che però si è rivelato un debole deterrente, in grado forse di rallentare, ma non di fermare la crescita del P2P.

E allora la nostra domanda è sempre la stessa: perché non riformulare la questione diritto d’autore in un modo capace di conciliare gli interessi (legittimi) degli autori e dei produttori con gli altrettanto sacrosanti diritti dei consumatori ad accedere gratuitamente al sapere e di pagare il giusto per un prodotto, qualora si decida di acquistarlo? Forse perchè più di qualcuno ci rimetterebbe troppo, preferendo così mantenere a tutti i costi, con leggi antidemocratiche e indegne di paesi civili, lo status quo.

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