Il Web 2.0 e l’evoluzione delle Leggi all’Università di Bologna

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

L’evoluzione tecnologica e sociale di Internet, conosciuta come Web 2.0, sta incidendo profondamente sia sui modelli di business ad essa legati, sia sui comportamenti individuali d’uso, stravolgendo le vecchie categorie a cui eravamo abituati in precedenza. Anche il crimine legato all’uso della Rete ovviamente si è evoluto e quindi, in ragione di tutto ciò, un’evoluzione parallela e altrettanto netta dell’attuale quadro normativo si fa sempre più pressante, in quanto sia le nuove forme di minacce virtuali che le nuove tipologie di fruizione e la natura stessa del sapere su Internet lo rendono inadeguato. Se però la necessità del cambiamento è sempre più chiara, non lo sono altrettanto le direzioni in cui sviluppare le leggi ed è proprio a questo scopo che, la settimana scorsa, all’Università di Bologna si è tenuto un interessante convegno proprio su questi temi.

Trovare le risposte alle nuove sfide ed esigenze che Internet pone si fa sempre più necessario, ma quali soluzioni trovare? Presso l’Alma Graduate School dell’Università di Bologna sono stati chiamati a parlare del problema operatori nei settori chiave che necessitano di cambiamenti. Erano quindi presenti Antonio Apruzzese, dirigente della Polizia Postale, Marco Roccetti del dipartimento di Scienze dell’Informazione e Giusella Finocchiaro della facoltà di Diritto, entrambi dell’Università di Bologna e Corradino Corradi, manager Vodafone.
Quello che è emerso dal loro dialogo è un quadro ricco e sfaccettato, con molte questioni aperte e poche, invece, certezze, ma ciò che è emerso più chiaramente, nel quadro complesso della discussione, è stato il dato oggettivo che l’innovazione tecnologica ha contribuito a trasformare in profondità idee consolidate come quelle riguardanti i concetti di identità e di autorialità. È risultato quindi del tutto evidente che il quadro normativo, in particolare per quel che concerne il copyright e la circolazione della conoscenza, non è più adeguato a affrontare la situazione corrente.

Ognuno dei partecipanti si è poi ovviamente soffermato sugli argomenti che più gli competevano, per cui Corradi ha messo in evidenza le opportunità che il Web 2.0 dischiude per la telefonia, soprattutto per quanto riguarda le forme di personalizzazione dei servizi offerti, mentre ad esempio Apruzzese si soffermato sull’emergere di strutture criminali altamente organizzate, per cui non ci si trova più di fronte all’hacker solitario e un po’ romantico alla Kevin Mitnick, ma a singoli che si muovono nell’ambito di strategie più ampie. Da qui la necessità di sviluppare un nuovo concetto di sicurezza dinamica, in modo da comprendere e abbracciare le trasformazioni tecnologiche e comportamentali, promuovendo coordinamento e partecipazione tra tutti gli attori che si occupano di sicurezza, come nel caso dell’appena formato CNAI (Centro Nazionale Anticrimine Informatico), il cui obiettivo è appunto il coordinamento degli sforzi per la security informatica tra strutture diverse.

A chiusura del dibattito l’intervento della Finocchiaro ha tentato di tirare un po’ le somme. Partendo dall’ormai chiara inadeguatezza del quadro legislativo corrente, la studiosa di diritto di Internet concorda che la soluzione migliore sarebbe senz’altro una revisione di sistema del quadro normativo riguardante copyright e privacy, da attuarsi a livello sovranazionale. Tuttavia ha anche aggiunto che nell’attuale congiuntura globale una riforma di questa portata appare altamente improbabile ed è per questo che bisogna pensare soprattutto a più realistiche soluzioni di breve periodo, da attuarsi magari sul piano delle licenze e dei contratti, in grado di tutelare gli interessi dei vari attori in gioco nel rispetto delle norme vigenti. L’esempio esplicito portato dalla ricercatrice è quello della licenza Creative Commons, più volte citata anche da noi, che consente di tenere assieme l’esigenza di circolazione della conoscenza con i diritti individuali dell’autore.

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