Il computer del futuro? DNA e batteri

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il DNA, penserete voi, è solo un codice di istruzioni su come “costruire” un organismo biologico, una sorta di manuale sul suo assemblaggio, accrescimento e funzionamento. I batteri, viceversa, sono solo dei microorganismi assai primitivi, per lo più dannosi per la salute umana, come ad esempio l’Escherichia Coli, il batterio residente nella parte inferiore del tratto intestinale, indispensabile per la digestione, ma che può anche infettare le acque e provocare il colera. Cosa c’entrano quindi il DNA e i batteri col PC del futuro? Beh, se dei ricercatori riescono, tramite manipolazioni del DNA ad hoc, a far risolvere dei problemi di logica complessi da dei batteri, c’entrano.

È il famoso problema logico cosiddetto del “commesso viaggiatore”: data una rete di città, bisogna trovare il percorso più breve per visitarle tutte una sola volta, senza mai rifare due volte un tratto del percorso. Sembra facile? Con tre città, come nell’esperimento, forse lo è, portandole a 10 però le possibilità crescono già a 3 milioni e mezzo. Un computer attuale affronterebbe il problema prendendo in considerazione una combinazione per volta, suddividendo magari l’operazione su più core, ed è solo la velocità della frequenza di lavoro che può velocizzare il tutto. Ma se i ricercatori realizzano un processore formato da milioni di batteri, ciascuno manipolato geneticamente, la situazione sarebbe molto diversa, perché tutte le possibilità di soluzione sarebbero esplorate contemporaneamente e la risposta sarebbe quindi istantanea. Siamo solo agli inizi, ma le possibilità sembrano molto interessanti, anche perchè la potenza di calcolo di un PC del genere sarebbe destinata a crescere all’aumentare e al proliferare dei batteri che contiene.

Le sperimentazioni riguardanti l’applicazione del DNA al campo dell’informatica non sono in realtà recenti, dato che già nel 1994 c’erano gli studi ad esempio di Leonard Adleman e, da allora, molte macchine di Turing basate sul DNA computing sono state teorizzate, ma finora nessuna aveva appunto oltrepassato quel livello.

La possibilità di realizzare un computer biologico in grado di evolversi rilancia però anche un altro tema, sempre più dibattuto nella comunità scientifica, ossia l’eventualità, che appare ormai sempre più concreta, che l’intelligenza artificiale possa un giorno diventare un pericolo per il genere umano e già alcuni esperti affermano che scenari come quelli di Terminator o Matrix potrebbero non essere poi così fantascientifici come sono apparsi fino ad oggi.

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Un commento

  1. Toast

    L’utilizzo del DNA probabilmente e’ affetto da un errore abbastanza grande, che lo rende inutile per il calcolo numerico di precisione.
    tutta Fuzzy logic, come il computer quantistico :D

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