Combattere Napster è stato sbagliato, parola di discografico

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

L’industria musicale si è sbagliata nel combattere Napster invece di abbracciarlo. Se l’avesse fatto forse avrebbe sviluppato molto più rapidamente quei modelli di distribuzione musicale sostenibili su Internet che attualmente non è ancora stata in grado di proporre. A dirlo non è un portavoce di The Pirate Bay, né il fondatore di Napster, Shawn Fanning, né tantomeno uno dei milioni di consumatori mondiali di musica liquida scaricata dai P2P, ma niente meno che Geoff Taylor, un alto dirigente della British Recorded Music Industry. Che ci sia pentimento tra i discografici per non aver saputo e non saper ancora adesso interpretare il nuovo mercato?

“Napster è stato la Stele di Rosetta della musica digitale”, ha dichiarato Taylor, aggiungendo “molti critici hanno fatto presente come l’industria della musica avrebbe potuto evitare alcuni problemi di oggi se avesse abbracciato Napster anziché combatterlo. Questo è probabilmente vero e, da par mio, rimpiango che l’industria non sia stata rapida nell’ideare modelli musicali sostenibili su Internet”.
Un pentimento, anche se tardo, è pur sempre un pentimento. “L’invenzione di Napster e tutto quello che è venuto dopo consegneranno presto una grande eredità, un rinascimento di creatività artistica per l’era digitale” ha quindi aggiunto ancora Taylor, che ha poi specificato però che tale creatività dovrà essere comunque retribuita e che il limite di Fanning & C. è di non essersi preoccupati degli ostacoli di natura legale, né di pagare giuste royalty, non essendo interessati ad allacciarsi ad un modello di business che fosse in grado di sostenere nuovi investimenti nella nuova musica.

Ora quindi alcuni discografici più illuminati e meno gretti iniziano ad aprire gli occhi e a rendersi conto che sia da una parte che dall’altra della “barricata” è sempre più necessario prendere coscienza di trovarsi dinanzi a un nuovo media, con nuove esigenze, che ha trasformato la percezione di cose come proprietà intellettuale, responsabilità individuale e possibilità di accesso alle risorse e che quindi esige nuove risposte, che non sono né la semplice violazione delle leggi attuali, come fa il popolo del P2P, né la brutale e antidemocratica repressione che hanno provato a mettere in campo le major per difendersi dalla vera e propria emorragia di denaro che il P2P ha provocato alle loro casse.

La soluzione sta invece nel trovare contemporaneamente nuovi modi di vendere a prezzi equi la musica, depenalizzando un diritto sacrosanto come quello della condivisione e della libera circolazione del sapere in forma gratuita e tutelando al contempo il diritto intellettuale dell’autore. Troppo difficile? No volendo si potrebbe fare domani, adottando la già esistente licenza Creative Commons, l’ostacolo è che non tutti, forse, all’interno dell’industria discografica, sono così illuminati come Geoff Taylor.

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2 Commenti

  1. rent

    Era giusto vendere la musica a 30centesimi x ogni mp3 in formato ad alta qualita’
    e senza protezioni.
    Il terrorismo pisicologico, delle nuove leggi non porta a nulla di buono,
    se non la disaffezione del pubblico per le opere artistiche.
    imho

  2. Notizie dai blog su Il mercato discografico vince su internet

    [...] su Internet che attualmente non è ancora stata in grado di proporre. blog: Blog di PcTuner.net | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]

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