Blue Brain: entro il 2019 pronto il primo cervello artificiale

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il cervello umano, forse la cosa più misteriosa e complessa dell’universo. È dentro di noi, ma non sappiamo ancora come funziona e resta più sconosciuto dei fondali oceanici, delle galassie più lontane, perfino della fisica che regola l’intero universo. Formato mediamente da 100 miliardi di neuroni e un numero 10 volte più alto di sinapsi, il cervello umano è oggetto di studio da secoli. Ora, a sorpresa, durante la TedConference2009, che si sta tenendo in questi giorni all’Università di Oxford, in Gran Bretagna, Henry Markram, a capo del progetto Blue Brain, che impegna 35 scienziati sin dal 2005, ha annunciato che entro il 2019 sarà possibile costruire un cervello del tutto simile a quello dell’uomo. E aggiunge: “Alla TedConference del 2019 manderemo un ologramma dei nostri cervelli per parlare tra noi”.

Forse la macchina più complessa e misteriosa dell’universo sta davvero per svelare definitivamente i suoi segreti? È quanto appunto sostiene Henry Markram che, insieme agli altri 35 scienziati coinvolti nel progetto Blue Brain, stanno facendo una sorta di reverse engineering sul cervello, partendo cioè dal risultato e, analizzandolo, cercare di risalire al progetto.

Per ora sono riusciti a ricostruire al computer una sottile “fetta” del cervello di un ratto, composta da 10mila neuroni e circa 10 milioni di sinapsi, ossia i collegamenti tra i diversi neuroni. Il lavoro comunque è enorme, perché in una colonna neocorticale sono stati individuati oltre 240 tipi diversi di neuroni, ciascuno dei quali può comunicare con migliaia di altri neuroni. Capire come ciascuno di essi parla con l’altro, quali tipi di segnali chimici o elettrici invia e come reagisce al richiamo gli altri neuroni è un’impresa ciclopica. Per darvi un’idea dell’immensità della cosa basti dire che ricostruire la piccola porzione di cervello del ratto ha richiesto il ricorso a uno dei più potenti computer al mondo, il Blue Gene di IBM e stiamo parlando di una fetta del cervello di un ratto, immaginate quindi cosa voglia significare ricostruire per intero un cervello umano.

Lo scopo finale del lavoro, ci dice comunque Markram, è quello di ricostruire per intero la corteccia cerebrale, ossia lo strato superiore del cervello dove si elaborano tutte le informazioni cognitive. Quando ciò sarà fatto sarà infatti possibile ad esempio sperimentare nuovi farmaci attraverso simulazioni, senza più il bisogno di dover usare animali o addirittura i pazienti stessi. Il cervello artificiale, inoltre, potrà essere usato per indagare i meccanismi della memoria e dell’apprendimento e i disturbi psichici.

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3 Commenti

  1. Aliberto

    Oppure verra’ utilizzato per controllare le menti e i pensieri degli anarchici ? :D

  2. Flio68xxx

    Penso che l’uomo dovrebbe fermarsi alle volte a pensare a cosa stia facendo e costruendo. Leggendo l’impiego di risorse in questa ricerca penso solo a come sarebbero state spese in altra maniera. Ma diciamolo sicuramente ci sono dietro i militari e i signori della guerra …solo per questo un progetto cosi’ puo’ essere ideato. Sono per la scienza e l’uomo e non per la scienza applicata alla guerra.

  3. dario

    due ipotesi da brividi… meglio non pensarci.
    cmq io non credo che in questo modo riusciranno a scoprire granché. ho scritto un post sul mio blog sull’argomento e mmi piacerebbe sapere che ne pensate (link http://www.alltheshow.com/2009/08/06/il-cervello-artificiale-blue-brain-sara-pronto-nel-2019-non-ci-riusciranno-ecco-perche/ )

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