Seconda condanna per il più importante processo USA contro la pirateria

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Per chi ancora non lo sapesse, Jammie Thomas Rasset♦ è una madre single americana di origine nativa, che è stata accusata e processata per aver scaricato niente meno che ben 24 brani musicali illegalmente, attraverso il noto network KaZaa e condannata in prima istanza a pagare per questo una multa elevatissima, che supera abbondantemente le assai modeste possibilità economiche della donna. Si tratta del più importante (e unico) processo mai svoltosi per tali reati sul suolo degli Stati Uniti. Ora il caso è arrivato in appello e, dopo uno svolgimento lampo, la condanna è stata confermata e la multa decuplicata.

1,92 milioni di dollari per i 24 brani. A tanto ammonta la richiesta di risarcimento da parte della RIAA e tanto gli è stato comminato come condanna durante il secondo processo. Si tratta della bellezza di quasi 80mila dollari per brano, circa dieci volte la somma comminatale dopo la prima condanna, una somma di cui, ovviamente, la donna, ma anche la maggior parte delle persone su questo pianeta, non può disporre.
È evidente che l’associazione dei produttori americani stia tentando di trasformare questo in un caso esemplare e la donna nel capro espiatorio di tutti i milioni di downloader anonimi del mondo. Il secondo processo infatti è durato a sorpresa pochissimi giorni, dopo i quali la sentenza è stata comunicata e la multa decuplicata, ignorando quindi completamente le raccomandazioni del giudice distrettuale Michael Davis che, concedendo il nuovo processo, aveva definito già la sanzione da 220mila dollari “senza precedenti e oppressiva”.

Ora gli avvocati della Thomas sono disposti sia a continuare la lotta, sia a trovare un qualche accordo extra-giudiziario con la parte lesa, che però appunto non sembra interessata a ciò. Molto probabilmente quindi la battaglia legale continuerà e il caso sarà portato dinanzi alla Corte Suprema, impugnando la sentenza come incostituzionale perché la multa comminata sarebbe ovviamente sproporzionata ai danni subiti dall’industria discografica. Secondo l’opinione del legale di EFF, Fred von Lohmann, poi, tale sanzione suggerisce almeno due potenziali problemi di incostituzionalità: anzitutto una punizione così eccessiva viola i principi del giusto processo, così come stabiliti dalla Costituzione, inoltre la Corte Suprema ha già stabilito, in sentenze precedenti, che a una giuria non è concesso stabilire punizioni esemplari come monito a soggetti diversi da quelli accusati nel processo in corso, riferendosi ovviamente alla testimonianza resa durante il primo giorno del processo dall’avvocato di Sony Gary Leak, che si è lasciato sfuggire la propria opinione, secondo la quale 220mila dollari non erano abbastanza e che era indispensabile mandare un messaggio forte e chiaro alle famiglie americane riguardo le gravi conseguenze delle attività di sharing in Rete.

Siamo quindi assai lontani dalla conclusione del più eclatante processo contro il P2P che si sia mai svolto nelel aule giudiziarie degli USA e che non mancheremo di seguire per tenervi aggiornati.

Fonte

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Un commento

  1. fedcas

    fantastico… della serie, se fanno una retata richiedono soldi per un totale di qualche ordine di grandezza superiore al PIL del paese…

    bah, è talmente assurda come sentenza che spero venga annullata all’istante. Che poi non ho capito, chi è che l’ha decisa se il giudice non era d’accordo?

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