Sconfitta definitiva per la dura legge francese contro la pirateria

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Si conclude con un colpo di scena inaspettato, ma sicuramente sperato e atteso da tutto il mondo civile, la lunga querelle riguardante la famigerata legge più repressiva d’Europa per quanto riguarda la lotta alla pirateria e la protezione del copyright, fortemente voluta dal governo francese. Uno smacco per il governo Sarkozy e una vittoria per la società civile.

Forse qualcosa nell’opinione pubblica sta davvero cambiando in merito ai concetti di diritto d’autore e libera circolazione delle opere d’arte, complementari ma che non dovrebbero pestarsi i piedi a vicenda. Dopo la vittoria del Partito dei Pirati in Svezia alle ultime elezioni europee di qualche giorno fa arriva infatti un’altra buona notizia: la legge anti pirateria fortemente voluta dal governo francese e fatta su misura delle major dell’intrattenimento e senza alcun rispetto dei diritti dei cittadini, di cui vi avevamo informati a più riprese, dopo una prima bocciatura da parte del parlamento e una successiva vittoria che ne aveva visto l’approvazione, viene ora definitivamente sconfitta: il Consiglio Costituzionale francese, infatti, avendola esaminata l’ha trovata incostituzionale e l’ha modificata radicalmente.

Ricordiamo infatti che la proposta prevedeva la possibilità, da parte dei provider, di restringere e addirittura sospendere l’erogazione del servizio a quei cittadini che l’avessero utilizzato a fini illegali, scaricando materiale protetto da copyright. Oltre al fatto che la sospensione del servizio sarebbe stata decisa unilateralmente anche nel caso in cui il cliente fosse stato perfettamente in regola con i pagamenti, questa legge trasformava di fatto i provider in un’estensione degli organi di controllo e polizia, in quanto, per scoprire eventuali abusi, sarebbero stati autorizzati a monitorare attivamente tutte le connessioni dei propri clienti, senza bisogno di mandati specifici su richiesta di un giudice.

Il Consiglio Costituzionale francese ha invece stabilito che la connessione a Internet è un diritto fondamentale del cittadino e che quindi nessuna autorità può alienarlo a priori. La decisione è stata presa sulla base della dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, che protegge la libertà di espressione. È la prima volta che un’autorità stabilisce in modo così netto che l’accesso a Internet fa parte dei diritti fondamentali di espressione ed è quindi una decisione che farà storia, spostando l’ago della bilancia del conflitto tra diritti degli utenti e tutela del copyright. Il legislatore francese, approvando l’Hadopi, aveva stabilito infatti che la tutela dei diritti d’autore (o dei privilegi economici delle major?) fosse più importante del diritto d’accesso alla Rete e ora il Consiglio ribalta questa posizione. Il provider quindi non potrà più interrompere l’erogazione del servizio, ma solo contattare l’utente avvisandolo di essere stato scoperto.

Il Consiglio ha così di fatto appoggiato un’idea sempre sostenuta da coloro che, anche nel nostro paese, difendono i diritti degli utenti contro misure di questo tipo e cioè che non è possibile identificare con certezza, senza un processo, il titolare dell’abbonamento Internet con il responsabile del traffico P2P.

Anche se ora si attendono le reazioni degli sconfitti (le cui opzioni comunque sono pressochè nulle) la decisione è storica e segna un un deciso passo avanti del mondo civile verso la protezione dei diritti dei consumatori e non solo di quelli delle lobby economiche e di potere.

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