In Francia ancora caccia alle streghe su Internet

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

In Francia deve esserci una sorta di idiosincrasia nei confronti di tutto ciò che riguarda Internet e lo scambio o la fruizione libera ma legale di contenuti tra utenti. Non contenti, infatti, di aver proposto la legge più severa al mondo per quanto riguarda la regolamentazione e la tutela del diritto d’autore su Internet, né di essersela vista bocciare e castrare nel suo aspetto principale e più repressivo, la caccia alle streghe è ricominciata e una semplice associazione, senza alcun potere di tipo giuridico, spalleggiata dai rappresentanti delle major hollywoodiane, ha intimidito alcuni siti di streaming fino a costringerli alla chiusura.

Si trattava di alcuni siti che proponevano in Rete contenuti in streaming, quindi non scaricabili dagli utenti. Tali siti sono comunque stati contattati dai sedicenti rappresentanti di un’associazione chiamata ALPA (Association de Lutte contre la Piraterie Audiovisuelle) i quali, tramite notifiche via mail, avevano evidenziato delle irregolarità nei servizi erogati, nello specifico ovviamente si trattava della violazione del copyright sui contenuti audio/video offerti in streaming. Prendendo la palla al balzo, agli avvertimenti dell’ALPA sono seguiti gli interventi da parte delle filiali francesi della case di produzione americane, come Warner e Universal, che avrebbero ulteriormente intimidito i gestori degli spazi web, intimandogli di chiudere, cosa regolarmente successa.

La cosa interessante da notare è che né l’ALPA, né tantomeno le major, godano di poteri giuridici e che quindi non potrebbero intimidire né contattare nessuno, se non le autorità preposte, cui eventualmente segnalare quello che a loro giudizio viola le leggi attuali. Ma come già visto nella serie di articoli che hanno riguardato queste tematiche, pare proprio che le associazioni di produttori siano sempre più intenzionate a far passare invece una visione del problema in cui enti pubblici o privati, comunque non governativi, si facciano organi di controllo e repressione, in barba a qualsiasi disposizione costituzionale, ma soprattutto elementarmente democratica e civile.

In materia di diritti d’autore ci sarebbe da discutere per settimane e versare i soliti fiumi d’inchiostro, per illustrarne tutte le varie implicazioni sia giuridiche che economiche. Tuttavia, a costo di fare una semplificazione eccessiva, siamo convinti che il tutto sia facilmente riducibile a una mera speculazione economica da parte di chi cerca semplicemente di proteggere i propri proventi dai sempre più convinti reclami dei consumatori. La difesa dei diritti d’autore infatti non è mai stata in discussione, poiché le soluzioni alternative e perfettamente legali ci sarebbero, esistendo diversi tipi di licenze, delle quali quella denominata Creative Commons è solo una tra le tante. Queste licenze permetterebbero di risolvere il problema facilmente, permettendo la fruizione gratuita dei contenuti e l’accesso democratico al sapere, senza ledere minimamente l’autore morale e intellettuale dell’opera, quello che non si dice mai da parte dei “paladini della giustizia” e dei “cacciatori di pirati” è che essi vedrebbero ridursi drasticamente i loro margini di profitto.

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