Il Partito dei Pirati entra nell’Europarlamento

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Con un consenso pari al 7,4 % degli elettori, per la prima volta nella storia democratica dei partiti occidentali, il cosiddetto Partito Pirata otterrà ben due eurodeputati che andranno a sedere nell’Euro Parlamento, portando finalmente alla ribalta, e facendo sentire nella più perfetta legalità, lo scontento dei consumatori nei confronti delle attuali leggi sul copyright, che difendono solamente i privilegi di un’oligarchia economica che gestisce l’intera industria dell’intrattenimento mondiale.

È un risultato assai significativo quello ottenuto in Svezia dal Partito dei Pirati alle votazioni europee conclusesi domenica. Uno o forse due europarlamentari andranno a sedersi sugli scranni del parlamento europeo, votati da ben 200.000 persone, pari al 7,4 % dei votanti in Svezia, diventando così il quinto partito del paese. Un successo storico, che dimostra come sia mutato nel tempo il sentimento popolare, soprattutto nella popolazione più giovane, nei confronti dei temi del copyright nell’era di Internet, in quanto scopo principale del Partito Pirata è proprio quello di rivoluzionare le leggi sulla tutela del diritto d’autore.

Anche se non tutti lo sanno, si tratta di un movimento che ha radici in molti altri paesi europei, ad esempio in Spagna, Germania, Francia, Polonia, Regno Unito, Italia, Finlandia. Solo in Svezia però sono riusciti ad andare alle elezioni europee, mentre in altri paesi come la Germania, la Francia o il Regno Unito non sono riusciti a raccogliere abbastanza firme e in altri infine, come da noi ad esempio, non ci hanno nemmeno provato.

La Svezia ha dalla sua di essere un paese molto giovane, mentre da noi, dove ormai la crescita zero è una realtà da diversi anni, c’è molta meno sensibilità e interesse verso i temi della libertà di Internet o la riforma del copyright, nonostante per altro la posizione del Partito Pirata italiano sia più moderata di quella svedese in merito alle riforme da apportare. Lì infatti l’obiettivo dichiarato è eliminare tout court il copyright, mentre da noi si propone un più sensato compromesso tra i diritti degli utenti, degli autori e degli editori. “Non vogliamo abolire il copyright, ma rendere libero e legale lo scambio di opere tra utenti, purché non a scopo di lucro ma solo per uso personale” afferma infatti Alessandro Bottoni portavoce italiano del partito.

Ora non c’è che da sperare che questa vittoria e la presenza di deputati nel parlamento metta un freno all’applicazione della linea dura nei confronti del P2P da parte dei governi europei, che dovrebbero ormai aver capito che un nuovo sentimento popolare sta crescendo, dicendo che è ora di smetterla con una politica tutta a favore delle lobby e di pensare anche ai diritti dei consumatori, pardon, dei cittadini.

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