Il governo francese fa sapere la sua posizione in merito alla legge antipirateria

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Dopo la sonora bocciatura da parte del Consiglio Costituzionale del disegno di legge che si sarebbe configurato come il più severo del mondo per quanto riguarda il diritto d’autore, la posizione ufficiale del governo francese in merito non poteva farsi attendere e noi, puntuali, vi informiamo. Tanta retorica nel comunicato, al fine di non sminuire agli occhi dell’elettorato l’operato del governo, cercando così di minimizzare lo smacco subito ieri. Ma la sostanza non cambia, la legge è stata fortemente ridimensionata e, infatti, le associazioni dei discografici si lamentano.

A ventiquattro ore dalla storica sentenza del Consiglio Costituzionale francese, che ha cassato dalla proposta di legge del governo Sarkozy la possibilità da parte dei provider di sospendere arbitrariamente il servizio per quegli utenti che ne facessero un uso illegale, è arrivata la risposta ufficiale. A parlare in prima persona è il ministro della Pubblica Istruzione, Christine Albanel, ideatrice della proposta in questione che, sorvolando sulla parte espunta dal testo originale, che poi era l’aspetto più importante, cerca di rassicurare il proprio elettorato sull’efficienza del governo, sostenendo che non ci saranno ritardi nell’entrata in vigore della legge e anzi cercando di rigirare la frittata sostenendo che anzi il Consiglio non ha manifestato alcuna disapprovazione del disegno in sé, riconoscendone anzi “il principio di mezzo educativo per fermare la pirateria”.

Al di là della retorica comunque la sostanza invece non cambia, la legge entrerà in vigore troncata della sua arma di repressione più importante (e meno democratica), tant’è che già alcune associazioni di produttori musicali, più interessate ai propri introiti che alla propaganda politica, hanno fatto sentire la propria voce, manifestando il proprio scontento per la bocciatura della legge.

Ad esempio Jérôme Roger, presidente dell’UPFI, l’associazione delle etichette indipendenti francesi, afferma senza mezzi termini che il Consiglio, così facendo, sta invitando esplicitamente discografici e detentori dei copyright a tornare ad adottare il precedente sistema repressivo che era stato in precedenza volontariamente abbandonato, in quanto si era rivelato inefficace e dispendioso, sia in termini di tempo che di risorse, mentre il vicepresidente dell’IFPI (Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica), Shira Perlmutter, ha cercato di sostenere l’azione di governo, sottolineando la bontà dell’approccio al problema della pirateria, che avrebbe rappresentato un importante passo avanti, giacchè avrebbe riconosciuto la necessità di una collaborazione tra le major e i provider di connettività.

A parte l’incomprensibilità delle affermazioni del presidente dell’UPFI (se fosse andata in vigore la legge originaria non sarebbe stata a suo avviso altrettanto repressiva? O si tratta solamente di un poco riuscito tentativo di intimidazione dei consumatori?) comunque, come detto la sostanza non cambia e la storica vittoria della parte più democratica della società civile non è quindi messa nuovamente in discussione dalle affermazioni di oggi. Attenderemo quindi eventuali nuove evoluzioni della faccenda, tenendovi sempre informati sugli argomenti più importanti, come nostro costume.

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