Cybersquatting: il punto della situazione

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il fenomeno si chiama cybersquatting e consiste nell’occupare abusivamente i domini corrispondenti ai nomi di brand di grandi aziende o personaggi famosi, nel tentativo di guadagnare poi illecitamente, costringendo i soggetti interessati a riappropriarsi dei propri domini riacquistandoli, ovviamente a una cifra molto più alta rispetto a quella pagata al momento dell’acquisto. Uno dei casi più clamorosi risale a un po’ di tempo fa, quando è stato “occupato” abusivamente il dominio facebook.it. Ora però il famoso social network è rientrato in possesso dell’indirizzo grazie a una sentenza che potrebbe fare la differenza nella battaglia contro i “rapimenti con riscatto” digitali.

Il fenomeno di piratare domini facenti riferimento ad aziende o personaggi importanti per poi chiedere un riscatto per la restituzione è molto più diffuso di quanto si creda. Ad esempio da quanto risulta da un’indagine svolta da MarkMonitor, circa l’80 % dei siti occupati abusivamente sono ancora attivi, mentre per l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, la Wipo, l’anno passato può essere addirittura considerato l’anno nero del fenomeno, con un aumento dell’8 % dei casi, tra cui alcuni episodi eclatanti che hanno visto vittime illustri come la FIFA, la BBC, l’università di Yale, l’attrice Scarlett Johansonn, eBay, Google e BlackBerry, per non parlare appunto di Facebook.

Ora però, proprio da una sentenza emessa nel nostro paese e che riguardava appunto un dominio che faceva riferimento al popolare social network, potrebbe scaturire uno sviluppo nuovo e inatteso, che potrebbe di fatto capovolgere la prospettiva e aprire nuovi orizzonti nella battaglia contro i cybersquatter, cui finora in verità è andata sempre piuttosto bene.

Gli esperti dell’ente accreditato dal Registro dei domini italiani per la gestione delle procedure di riassegnazione dei nomi a dominio, ha infatti emesso un provvedimento che ha stabilito la rassegnazione del dominio all’omonima società, con un procedimento durato appena quaranta giorni.

Ciò è potuto succedere grazie al fatto che sia nel nostro paese che nel resto del mondo si stanno organizzando specifici enti, riconosciuti dai rispettivi Registri, i quali sono in grado di risolvere in breve tempo questo tipo di dispute, al fine di fronteggiare il dilagare del fenomeno.

Ad esempio in Italia il Centro Risoluzione Dispute Domini, CRDD, composto da avvocati, professori universitari ed esperti del settore, in 6 anni di attività ha risolto ben il 56 % del totale delle procedure di riassegnazione del nostro paese.

D’ora in poi quindi si prospettano tempi duri per gente come John Michael Preston, uno dei più famosi cybersquatter internazionali, che in Italia vanta domini identici a marchi famosi, e nel mondo possiede domini che fanno riferimento a colossi come il leader americano del settore dell’arredamento per l’infanzia Graco Baby o quello dei giocattoli elettronici, Leapfrog.

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