Twitter? Lo provi un mese, poi lo molli

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Twitter, a quanto pare, non sarebbe in grado di mantenere e fidelizzare i propri clienti al servizio che offre. Questo, almeno, è quanto emerso da uno studio della nota società di ricerche di mercato Nielsen Online e che ha messo in grave imbarazzo l’azienda americana. Più della metà degli utenti lo prova per un mese ma poi, terminata l’onda dell’entusiasmo e della novità, lo abbandona, probabilmente perché non ne intravede una reale utilità nell’impiego quotidiano.

L’epopea del quotidiano. Raccontare, con dovizia di particolari, le nostre noiose giornate di cittadini qualunque, impegnati in vite qualsiasi e routine che si somigliano tutte. Eppure, a quanto pare, si ha voglia di condividerle e di informare gli altri delle nostre interessanti attività quotidiane. È il fenomeno del microblogging, l’altra faccia dei social network e attualmente uno dei maggiori trend di crescita del Web 2.0.

Massimo esponente ne è proprio Twitter, nato tre anni fa per permettere di scrivere brevi messaggi di 140 caratteri da scambiarsi tra tutti gli iscritti, una sorta di servizio di SMS online. Poi il successo, il boom e la fama, grazie anche alla pubblicità indiretta che il sito ricava costantemente ogni qual volta si scopre che una qualche grande star dello spettacolo (Oprah Winfrey, Britney Spears, Ashton Kutcher e Demi Moore, tanto per citarne alcuni), dello sport (Shaquille O’Neal su tutti) e perfino della politica, come il neo Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, lo usano regolarmente.

Il sito avrebbe registrato 7 milioni di visite a febbraio di quest’anno contro le 475.000 di febbraio dell’anno scorso, imponendosi quindi come vero e proprio fenomeno del momento, in compagnia soltanto di Facebook e pochissimi altri. Ma dalla ricerca Nielesen emergono anche un altro tipo di dati. David Martin, vice presidente di ricerca primaria alla Nielsen Online, ha confermato, infatti, che la percentuale di utenti registrati in un certo mese e ancora presenti il mese successivo ammonta ad appena il 40 %, il ché significa che ben il 60 % degli iscritti ci gioca un po’ e poi lo abbandona. Sempre alla Nielsen sottolineano che un tale tasso di mantenimento rischia, sulla media distanza, di limitare le capacità di crescita del sito.

“Semplicemente a un certo punto non ci saranno abbastanza nuovi utenti per controbilanciare quelli che abbandonano il sito”, ha infatti spiegato David Martin, aggiungendo anche che siti concorrenti come Facebook e MySpace, hanno tassi di mantenimento degli utenti pari a circa il doppio rispetto a Twitter.

Probabilmente però questo dimostra che non c’è un campanello d’allarme per i social network in genere, ma solo per i microblogging in particolare. Se infatti contattare persone a noi care ma lontane nello spazio o stringere nuove amicizie sulla base di interessi comuni condivisi può essere interessante ed è di fatto un modo nuovo di riappropriarsi di una dimensione più umana dei rapporti tramite le nuove tecnologie, altrettanto non si può forse dire per quanto riguarda la narrazione del quotidiano: a chi interessa infatti davvero a che ora ci siamo alzati stamattina, con cosa abbiamo fatto colazione e quanto traffico abbiamo trovato per strada andando al lavoro?

Fonte

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