Telecoms Package: prima sconfitta

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il Parlamento europeo ha detto no, negli scorsi giorni, alla legge anti pirateria, conosciuta col nome di Telecoms Package, che era stata proposta dalla Commissione e dal Consiglio. In realtà non si tratta di una bocciatura secca, quanto di una battuta d’arresto, comunque significativa. La proposta, infatti, più che respinta è stata emendata; si tratta comunque della cancellazione di uno dei suoi aspetti chiave che la snatura secondo alcuni, o la corregge secondo altri: in ogni caso la cambia in profondità, vediamo come.

La scorsa settimana vi avevamo parlato della direttiva UE al vaglio degli organi consiliari dell’Unione Europea e delle conseguenze che avrebbe avuto, se fosse passata, promettendovi di seguire l’evento, ed eccoci qui.

Sostanzialmente, se fosse passata, la normativa avrebbe dato pieno potere ai singoli provider di impedire o rallentare arbitrariamente la libera fruizione di alcuni contenuti sulle proprie reti, questo indipendentemente dalla volontà dei clienti, dal fatto che siano o meno regolarmente solventi nei confronti delle scadenze di pagamento e dell’intervento di qualsivoglia autorità giudiziaria.

Le associazioni ovviamente erano insorte, scrivendo una lunga lettera in cui pregavano i parlamentari europei di ripensarci e questi, a quanto pare, l’hanno fatto davvero. L’emendamento approvato dall’assemblea cancella infatti proprio la possibilità delle aziende di telecomunicazioni di bloccare l’accesso alla rete degli utenti che scaricano materiale illegalmente, film e musica in particolare, senza chiedere l’intervento di alcuna autorità giudiziaria.

Insomma la legge perde uno dei suoi punti cardine e, con tutta probabilità, non costituirà più una seria minaccia alla Web Neutrality. Ribadiamo comunque che preservare i diritti d’autore e proteggere migliaia di posti di lavoro che stanno dietro all’industria cinematografica o della musica è sacrosanto, ma trasformare tutto ciò in una scusa per spremere senza riguardi gli utenti, traendone grandi profitti che dubitiamo fortemente siano poi ridistribuiti tra tutti gli impiegati del settore, è altrettanto sbagliato e soprattutto è preoccupante che, dietro tali motivazioni, si nascondano spesso manovre più o meno oscure, per controllare in maniera autoritaria Internet e la propria utenza.

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