Pirateria in Italia e nel mondo: situazione così grave?

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

In Europa peggio dell’Italia solo Grecia e Cipro, rispettivamente con il 57 ed il 50%, mentre noi ci si assesta al 48%: queste le cifre che riguardano la diffusione di software illegale in 110 paesi nel 2008.

 

Lo studio condotto da IDC mostra una riduzione dell’1% della pirateria in Italia, ma questo non basta a non farci finire a fondo classifica. In totale, nel campione preso in esame, emerge un dato inquietante: il software illegale ammonterebbe al 41% del totale, che, tralasciando un 15% legato all’open source, vuol dire in parole povere che solamente il 44% dei programmi installati dal campione sono stati acquistati legalmente. Neanche la metà.

In totale vediamo come, su 57 paesi dei 110 studiati, la pirateria sia andata diminuendo, mentre è rimasta inalterata in 36 ed è invece aumentata in 16. Globalmente però continua il trend di crescita, passando dal 38% del 2007 al 41% del 2008.

Ma è davvero così drammatica la situazione? Andando a guardare bene la metodologia di test che si è effettuata sul campione in effetti qualche dubbio è lecito.

Lo studio afferma infatti che le software house hanno perso 53 miliardi di dollari quest’anno, calcolando però che ogni copia pirata sia una perdita, cosa abbastanza irreale. Infatti, se nel mercato business l’installazione di più copie per licenza o l’utilizzo di software illegale può essere relazionata ad un mancato introito reale per i produttori, non è così in quello consumer. Difficilmente infatti l’utente finale deciderà di comprare legalmente un software da migliaia di euro solo per usarlo sporadicamente, più che altro per passare il tempo, più facilmente, se messo alle strette, opterebbe per un’alternativa free o a basso costo. Ecco che le cifre si ridimensionano di molto: un software piratato non sempre corrisponde ad una perdita reale per un produttore. Se poi si tiene conto che l’utente consumer installa mediamente molti più programmi di qualsiasi impresa, media o grande che sia, ecco che la percentuale cala drasticamente.

Insomma, la pirateria è sicuramente un fenomeno da combattere o quantomeno, essendo impossibile da debellare completamente, da arginare. Ma l’installazione di software illegale è un così serio danno per le aziende? In alcuni casi si, in altri, come abbiamo visto, è un’esagerazione bella e buona.

L’equazione software piratato uguale mancato guadagno per le imprese non regge a tutti i livelli e non può essere considerata la base sulla quale intavolare un piano serio per contrastare la pirateria, fenomeno sociale che è ben più della semplice voglia di danneggiare l’economia come si vorrebbe far credere. I programmi a pagamento costano sempre di più, le politiche commerciali sono alquanto fallaci, la crisi economica imperversa e l’utente finale diventa il capro espiatorio di tutti i mancati introiti delle aziende dell’ICT. Intanto però si moltiplicano imposte e balzelli di ogni tipo sull’hardware e sui supporti, si fortificano le posizioni dominanti e si fa disinformazione sull’open source come alternativa. A questo punto l’utente che deve fare? Spendere migliaia di euro per software per il quale prevede un uso assolutamente non professionale e dai quali non ricava alcun guadagno (ma anzi che spesso lo portano ad aggiornare il PC con tacito consenso dei produttori di hardware)? Oppure provare prima di comprare, vedendo quelle che sono le sua attitudini e i risultati che riesce a ottenere e poi, magari ragionandoci sopra, pensare in futuro di acquistare legalmente il programma per utilizzarlo proficuamente?

Sono due discorsi diversi per due target estremamente distanti tra loro, cosa che però non sembra essere molto chiara in certi ambienti, dove si tende a fare di tutta l’erba un fascio e dove si continua a demonizzare un fenomeno che in larga parte è dovuto a fattori contingenti legati solo in minima parte alla volontà del singolo individuo.

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