Murdoch vuole l’informazione su Internet a pagamento

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

I quotidiani online americani e angosassoni saranno presto tutti a pagamento, a partire dal Wall Street Journal ma con nomi molto noti che gli faranno presto da seguito, dal New York Times al Financial Times al Sun.

 

Questo cambio di rotta dell’informazione online era stato previsto da quando in molti si erano lamentati che i giornali digitali guadagnassero troppo poco mentre gli aggregatori di notizie fanno soldi a palate. Il magnate Rupert Murdoch si è fatto quindi paladino di questa crociata, annunciando che a breve tutti i quotidiani del suo gruppo andranno online in versione pay-per-view. Gli utenti che saranno interessati al servizio potranno pagare per accedervi in modo mirato, selezionando i contenuti desiderati e pagando solo quelli, non l’intera rivista: una sorta di Napster o iTunes dell’informazione.

Ma che prezzo ha una notizia? Domanda dalla difficile risposta, almeno per ora. L’ostacolo più grande è proprio quello di quantificare il prezzo a cui potrebbe essere venduta una singola notizia, un approfondimento, un’inchiesta o un qualunque altro tipo di articolo.

Sicuramente è meglio che vada così piuttosto che dover essere costretti a pagare tutto il quotidiano per leggerne solo una parte, ma in quanti saranno disposti a seguire questa strada? Per i giornali nessun problema, anzi, ma per gli utenti? La carta stampata è ormai in declino inesorabile e all’estero se ne sono accorti da tempo ormai, si impone quindi un cambiamento di rotta ma il web “paga poco”. Che il web a pagamento sia veramente la soluzione a tutti i mali dell’editoria? Murdoch è confidente e sembra ottimista per il suo progetto, meno lo sembrano gli utenti dai primi commenti a caldo sulla notizia.

Il Wall Street Journal già ha previsto metodi di pagamento incrementali dove l’utente può scegliere di pagare il singolo articolo, fare un abbonamento per un tot al giorno, oppure sottoscrivere il pacchetto completo da 100 dollari l’anno per avere libero accesso a tutta l’offerta del quotidiano. Tutto sommato una cifra accettabile.

La soluzione dei micro-pagamenti di Murdoch è indubbiamente vantaggiosa sul lungo periodo, riuscendo ad integrarsi perfettamente con gli introiti provenienti dalla pubblicità e ridando vita a molti giornali digitali che rischiano un tracollo nel medio termine. Altri avrebbero preferito soluzioni per la pubblicità non legata più alle impression ma all’effettivo tempo di visita passato dall’utente su di un sito, dando voce ai tanti che avevano richiesto questo sistema di calcolo tariffario anche in passato; altri ancora speravano nell’adozione di tecniche di self-marketing mirate e basate sulle nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al mobile. Tutte queste proposte rischiano però di essere messe da parte al momento in cui Murdoch farà la prima mossa che, condivisibile o meno, viste le proporzioni della sua News Corporation, avranno sicuramente una certa eco nel mondo virtuale del web e saranno in molti, volenti o nolenti, che si dovranno adeguare al nuovo trend, sperando solo che sia la strada giusta per risollevarsi, ma sperando più che altro che l’utenza sia disposta a mettere la parola fine all’idea stessa di “free Internet”.

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