Internet è pronta per la moneta unica

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Internet produce un traffico di scambi economici, sottoforma di prodotti e servizi, che ammonta a diversi miliardi di dollari, in pratica il prodotto interno lordo di uno Stato vero e proprio e il bilancio è destinato a crescere sempre più. Ma queste transazioni commerciali attualmente sono difficili da fare, perché si è costretti ad eseguire continue conversioni tra le diverse valute mondiali coinvolte, cosa che rallenta la crescita economica delle attività su Internet, che potrebbe quindi essere pronta a battere una sua moneta.

Il Web muove una quantità di soldi pari a quelli di una nazione vera e propria, ma non occupa un suolo fisico riunito in un unico Stato: in quanto rete di contatti, il Web può definirsi come il primo Stato virtuale che il mondo stia conoscendo, pertanto la sua natura è dislocata e la sua presenza trasversale a quella di tutte le nazioni mondiali. Va da sé che effettuare transazioni economiche in questa maniera è poco funzionale, per incrementare quindi i propri volumi di commercio potrebbe esserci dietro l’angolo la creazione di un’unica moneta di scambio, virtuale anch’essa, che unifichi così gli scambi economici mondiali che si svolgono attraverso la Rete.

Secondo il China Market Research Group, infatti, nella sola Cina il mercato dei beni virtuali supera già gli 800 milioni di dollari e cresce ad un ritmo annuale del 30 % e, mentre l’economia reale USA in crisi cresce solo del 6 % annuo, quella di Second Life cresce del 39 %, raggiungendo un volume di 500 milioni di dollari.

Molti Social Network e “mondi virtuali” come Second Life e non solo, stanno quindi pensando a una soluzione del genere per gli scambi tra i propri utenti: da Facebook a MySpace, tutti stanno per lanciarsi in un’operazione analoga e ci sono già diversi progetti, come la Mind Bank, o i Linden Lab, che hanno avuto di recente il permesso dagli istituti bancari reali, di scambiare la propria moneta virtuale con quella corrente.

Anche se servizi come PayPal o le varie carte di credito permettono già agli utenti di acquistare beni virtuali sui siti web, tali soluzioni escludono però del tutto sia i minorenni che le popolazioni dei paesi emergenti. “Si tratta di micropagamenti, una categoria di transazioni che può essere gestita difficilmente da operatori bancari tradizionali”, spiega Michael Ting, membro del consiglio di amministrazione di Obopay, un sito che ha prodotto un software per la gestione dei pagamenti emessi via telefonia mobile e Internet.

La diffusione di nuovi metodi di pagamento potrebbe quindi accelerare significativamente la crescita del mercato dei prodotti virtuali, favorendo l’ingresso in questo scenario delle grandi amsse di consumatori, costituite proprio per la maggior parte da giovani e abitanti dei paesi in via di sviluppo, ed è normale quindi che siano proprio le aziende web a spingere in tal senso.

Insomma quel che è certo è che il Web muove miliardi e questi, anche se circolano in forma virtuale, danno luogo a guadagni reali, e molto sostanziosi e chissà che, tra alcuni anni, dopo i Paesi del Primo e del Terzo Mondo, del Quarto Mondo, i Paesi emergenti etc. non venga alla ribalta la ricca e potente Web Nation.

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