Il computer IBM che vince a Jeopardy

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Jeopardy, un quiz televisivo nato negli anni sessanta e molto popolare negli USA, consiste nel trovare la domanda a una risposta, piuttosto che il contrario. Ciò implica quindi non soltanto una vasta cultura, ma la capacità di correlare le nozioni di cui si è in possesso e, tramite un percorso logico, risalire fino alla domanda che origina la risposta data. In poche parole, non è uno dei tanti quiz nozionistici in cui è importante solo ciò che si conosce, ma sono molto più importanti le capacità di ragionamento. È per questo che IBM ha pensato a Jeopardy costruendo il suo ultimo “computer umano”, in grado di vincere al gioco battendo un uomo.

IBM non è nuova a tale tipo di imprese. Resta famoso, negli anni 90, Deep Blue, il super PC dell’azienda americana, che fu capace di battere agli scacchi l’allora campione mondiale Garry Kasparov.

Tuttavia quest’ultimo tentativo è forse ancora più ambizioso, perché se è vero che per vincere a scacchi il PC doveva avere anzitutto un enorme database di mosse e la capacità poi di selezionarne una analizzando la situazione dello scacchiere in quel momento, per vincere a Jeopardy è necessario essere capaci di padroneggiare e analizzare un’infinita gamma di rapporti semantici, saperli interpretare e fare confronti tra nozioni. Insomma un lavoro mentale che, secondo i ricercatori coinvolti, assottiglierebbe ulteriormente la distanza tra intelligenze artificiali ed esseri umani.

“La sfida più grande è quella di portare una macchina ad esprimersi come un essere umano” ha spiegato il programmatore David A. Ferrucci “e noi non siamo ancora arrivati a quel punto”. Per poter competere ed eventualmente vincere a Jeopardy il computer, chiamato Blue Gene, non dovrà infatti solo essere in grado di individuare la soluzione, ma anche di formularla in modo corretto, in quanto il gioco presuppone che si risalga alla domanda originaria, che va quindi espressa in linguaggio corrente (e corretto) con un soggetto, un verbo e un predicato. Obiettivo del team in realtà non è tanto la semplice realizzazione di una “macchina pensante”, quanto di un nuovo software che sia in grado di capire le domande e rispondere ad esse correttamente. Un programma che, se funzionante, potrebbe avere notevoli implicazioni economiche, basta pensare a tutti gli sforzi, di cui vi abbiamo più volte parlato, per realizzare nuovi motori di ricerca che sappiano fare esattamente questo, ossia analizzare il linguaggio naturale proponendo risposte articolate formulate alla stessa maniera, per superare l’attuale meccanicismo di proporre semplicemente gli argomenti pertinenti alla parola chiave, unicamente in base alla loro diffusione e rilevanza in rete.

Sarà forse allora una preoccupazione economica quella che ha fatto dire a Peter Norving, direttore della ricerca per Google, con un tono di scettica sufficienza “Mi sembra più una dimostrazione che una sfida vera e propria”?

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2 Commenti

  1. Darlington

    Mah, visto lo schema del gioco non è che il computer dia prova di grande “conoscenza”, quanto piuttosto di un database molto ampio e di un metodo di riconoscimento avanzato. Perfettamente d’accordo con le applicazioni future, ma se deve essere qualcosa come la “ricerca intelligente” di Google, che se tu cerchi “lettore mp3 ASIC”, laddove ASIC è una particolare famiglia di chip, lui ti cerca in tutta risposta “lettore mp3 ASICS”, del quale non me ne può fregare di meno, beh, meglio tornare ai motori di ricerca tradizionali con banale corrispondenza 1:1 del testo cercato.

  2. Alessandro Crea

    Veramente è esattamente il contrario, in quanto per vincere a Jeopardy non serve solo un ampio database, ma la capacità di mettere in relazione le nozioni per ricostruire un percorso logico a ritroso, che porti dalla risposta alla domanda, per quanto a un essere umano sembri scontata, è un\’operazione assai complessa (in effetti non riesce bene nemmeno a molti esseri umani…).
    Inoltre il software dovrà avere la possibilità di formulare la risposta in linguaggio naturale, così come dovrà essere in grado di capire la premessa nello stesso linguaggio, che non è cosa da poco e che appunto costituirebbe un effettivo superamento del modo di procedere attuale dei motori di ricerca, che lavorano epr semplici parole chiave restituendo solo link basati sulla rilevanza statistica.

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