Emailaholics, la nuova malattia dei Net-dipendenti

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Mailcolisti o, se preferite, emailaholics, questo è il nuovo termine che è stato coniato apposta dai ricercatori americani per indicare un nuovo disturbo del comportamento, uno dei tanti che affligge chi vede trasformarsi pian piano la propria passione per le nuove tecnologie in una vera e propria dipendenza psicologica, le cui cause ovviamente hanno radici comunque nella vita reale. Ne sarete affetti anche voi?

Quante mail mandate ogni giorno? Escluse quelle di lavoro ovviamente. Sembra una domanda oziosa, ma a quanto pare invece può tornare molto utile saperlo. Un team dello “Yahoo Research” di New York, guidato da Duncan Watts, ha infatti appena reso noti i risultati di una ricerca che dimostrerebbe che si possono classificare le persone a seconda delle quantità di posta elettronica che inviano.

Lo studio è durato due anni, durante i quali i ricercatori hanno supervisionato le abitudini giornaliere di 122000 emailer americani, nonché di 3000 studenti universitari europei al fine di vedere se era possibile formalizzare delle categorie a partire dall’utilizzo della posta elettronica.

Il risultato della ricerca è interessante, perché sembra che si possa fare una netta distinzione tra chi utilizza la posta elettronica prevalentemente di giorno e per motivi di lavoro e chi ne fa un uso smodato, soprattutto in orari notturni, nonostante la usi anche durante il giorno.

Questi ultimi sono stati appunto indicati come emailalcholist o mailcolisti, individui che hanno sviluppato una forma di dipendenza dallo strumento, che tendono a utilizzare in maniera compulsiva, un po’ come accadeva tempo fa (ma accade ancora) per i maniaci degli SMS. Si tratta di forme di comunicazione impersonale, che non permettono di instaurare un vero rapporto con chi le riceve, ma al tempo stesso chi ne fa un uso intensivo rivela una fragilità psicologica e, probabilmente, il vivere una realtà insoddisfacente che lo spinge a cercare un “contatto-non contatto”, attraverso lo strumento delle mail. Una sorta di comportamento schizofrenico insomma in cui l’individuo è chiuso in una routine spersonalizzante e cerca il contatto umano, ma paradossalmente lo fa attraverso un mezzo che tale contatto non permette, cosa che lo fa sentire al sicuro, perché uscire realmente dal contesto di disagio sarebbe troppo difficile e doloroso.

Insomma, Internet e le nuove tecnologie in generale costituiscono in effetti una risorsa e anche una possibilità di estensione dei rapporti umani ed interpersonali, basti pensare a strumenti come Facebook che permettono di riallacciare rapporti che il tempo e lo spazio renderebbero impossibili, ma sta poi al singolo farne l’uso migliore. Queste distorsioni dipendono più da quello che si vive al di fuori del proprio rapporto col PC che non in questo e le cause andrebbero ricercate quindi nella vita reale, invece di incolpare, forse con troppa facilità, le nuove tecnologie.

Fonte

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