Da General Electric il supporto olografico che conterrà fino a 500 GB

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Utilizzare la memoria olografica per immagazzinare enormi quantità di dati su supporti dalle dimensioni estremamente contenute. Sembra fantascienza, ma forse tra qualche anno non lo sarà più: General Electric ha infatti dichiarato di essere in grado, entro il 2012, di commercializzare i primi supporti digitali olografici. Il futuro dello storage è davvero dietro l’angolo?

Utilizzare la tecnologia olografica per l’archiviazione di informazioni su supporti digitali: è questo, a sorpresa, il progetto cui sta lavorando il colosso industriale americano General Electric.

Per capire meglio di cosa si tratta bisogna accennare brevemente alla tecnologia cui si fa riferimento, ossia la memoria olografica. Con questo termine si indica una tecnologia di memorizzazione di informazioni ad alta densità all’interno di un cristallo, sfruttando la fotopolimerasi. I vantaggi rispetto alle attuali tecniche di memorizzazione ottica sono diverse: anzitutto le prime sono soggette a limitazioni fisiche come ad esempio la diffrazione e la lunghezza d’onda sfruttabile del laser, che pongono un limite alla densità massima di memorizzazione ottenibile. Inoltre le tecniche di memorizzazione sono bidimensionali e non sfruttano quindi totalmente l’intero volume del supporto. Al contrario, le memorie olografiche sono in grado di registrare le informazioni in modo tridimensionale.

Il risultato sarebbe un supporto del tutto simile a un comune CD o DVD attuale, per forma e dimensioni, con l’unica differenza del colore (arancione) e della totale trasparenza del supporto. Questo per quanto riguarda l’aspetto però, perché le capacità di memorizzazione sarebbero ben diverse: parliamo infatti di supporti con capacità fino a 500 GB.

L’idea comunque non è nuova, così come, almeno finora, i fallimenti nel realizzarla. Le società InPhase Technologies e Maxell avevano ad esempio promesso la stessa cosa nel 2006, sostenendo che il supporto sarebbe stato commercializzabile entro l’anno successivo, tanto che all’epoca addirittura Nintendo si era interessata alla cosa, ipotizzando addirittura di introdurre questo tipo di tecnologia nelle proprie console. O ancora Call/Recall, società di ricerca americana, che nel giugno del 2007 aveva dichiarato di aver scoperto il modo per salvare 1 TB su un disco ottico utilizzando tecnologia tridimensionale, o infine Optware, che avrebbe dovuto realizzare dischi ottici da 1 TB già alla fine del 2002.

Il 2012 è allora una semplice speranza o un appuntamento certo? A leggere Brian Lawrence, capo del team di circa trenta ingegneri dedicati al progetto, sul suo blog, parrebbe che General Electric sia sicura del fatto suo, visto che è disponibile addirittura un filmato illustrativo del funzionamento e lo stesso Lawrence non gioca a nascondino, discutendo anche di alcuni aspetti tecnici della realizzazione.

Resta però da capire, anche a voler essere fiduciosi sulle possibilità di realizzare davvero tale tecnologia per quella data, come risponderebbe il mercato a questa ennesima battaglia tra supporti digitali. “Poiché i nuovi dischi olografici potranno essere sostanzialmente letti e riprodotti utilizzando soluzioni simili a quelle dei lettori per i Blu-ray” chiarisce però Lawrence “la nostra tecnologia sarà in grado di spianare la strada per l’avvento di drive olografici economici, solidi e affidabili”. Che il futuro sia più vicino di quanto possiamo immaginare?

Fonte

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