Un nuovo sensore biometrico di sicurezza: l’orecchio

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

La sicurezza, si sa, non è mai abbastanza, soprattutto quando si tratta di accedere via Internet o telefono a dati sensibili, come ad esempio conti correnti bancari etc. ma anche semplicemente quando si vuol effettuare il login sul proprio PC, in un luogo di lavoro o pubblico e si vogliono tenere riservati i dati che esso contiene. Normalmente ci si affida a password e codici vari, che però possono facilmente essere scoperti in vari modi. I sistemi di sicurezza più avanzati invece fanno affidamento sui cosiddetti sensori biometrici, come lettori di impronte digitali o dell’iride, tutte caratteristiche genetiche che ci rendono unici e assolutamente diversi gli uni dagli altri. Ma la ricerca non si ferma mai e ora un gruppo di ricercatori britannici ha scoperto un nuovo, potenziale sensore biometrico, altrettanto affidabile di quelli appena citati: l’orecchio.

L’esistenza delle cosiddette emissioni oto-acustiche è cosa nota da tempo. All’interno dell’orecchio, infatti, sono presenti delle cellule nervose ciliari, posizionate nella parte esterna della coclea, una struttura a forma di chiocciola. Quando un suono è captato dal nostro orecchio fa vibrare queste cellule che si occupano di trasformare le vibrazioni in segnali elettrici trasmessi lungo il nervo uditivo, permettendoci quindi di udire; ma mentre si contraggono e si espandono, queste cellule emettono anche suoni propri.

Il punto è, secondo la ricerca svolta dall’Università di Southampton e pubblicata recentemente su New Scientist, che tali suoni prodotti dalle cellule ciliari sono unici e diversi da persona a persona e perciò in grado di identificare senza dubbi uno specifico individuo. Tali suoni, che possono essere rilevati solo tramite microfoni particolari, possono essere stimolati tramite l’emissione di una serie di click, in risposta ai quali appunto le cellule emettono microsegnali variabili in ampiezza, con una frequenza che va da 0 a 5 kHz.

La ricerca si concluderà solo nella prima metà del 2010 ma, se confermerà i dati raccolti fino ad oggi, potrebbe aprire interessanti mercati alle industrie elettroniche, che potrebbero presto iniziare a produrre cuffie o microfoni da inserire nei telefoni e nei cellulari, capaci di captare tali segnali.

Certo, la strada è ancora in salita, perché andranno verificate prima delle eventuali variabili che inficerebbero la validità di tale tecnica di autenticazione; è necessario, infatti, sapere, tanto per fare alcuni esempi, se questi suoni, ammesso siano distintivi di ciascun individuo, restino o meno invariati col passare degli anni e se risentano dell’assunzione di farmaci o alcool.

Fonte

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