P2P Francia 1-0: respinto il disegno di legge antipirateria

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

La settimana scorsa vi avevo parlato della controversa proposta di legge in discussione presso il governo francese, lasciandovi in attesa del risultato. Sostanzialmente il disegno di legge prevedeva di tracciare l’uso che ciascun utente fa della propria connessione a Internet e, nel caso in cui la usi per scaricare illegalmente, la possibilità di ammonirlo chiedendogli di smettere, senza conseguenze, e in seguito di restringere o anche sospendere completamente, da alcuni mesi a un anno, l’erogazione del servizio. Già in forma di proposta la legge aveva suscitato la reazione di associazioni e opinione pubblica, per le implicazioni sociali e anche economico-legislative che comportava. Ora un primo verdetto è arrivato: il popolo del P2P consegue per la prima volta una vittoria straordinaria, la legge è stata bocciata.

Non so se a sorpresa o no, ma sta di fatto che la legge è stata silurata dal Parlamento francese, grazie all’intervento di un gruppo di parlamentari socialisti. La maggioranza minimizza, assicurando che comunque la legge sarà votata entro la fine del mese, per cui non è assolutamente detta l’ultima, ma il risultato è comunque storico e lo è doppiamente: sia perché, in Francia, non accadeva dal lontanissimo 1983 che un testo di legge approvato da Senato e commissione fosse bocciato in parlamento, e poi perché il risultato costituisce una vittoria significativa del “partito” del P2P, ossia della gente che forse è stufa di essere spremuta dai produttori e che ha capito che la condivisione di file danneggia questi ultimi più degli artisti, troppo spesso usati come pretesto per giustificare le sempre più esose pretese di un’industria al capolinea, che non sa cogliere lo spirito dei tempi e i cambiamenti nella società e nel modo di fruire la musica.

Così la legge di cui il Governo Sarkozy era orgoglioso naufraga, almeno temporaneamente, ma non smette di dividere l’opinione pubblica, visto che personaggi di spicco del mondo dello spettacolo erano schierati trasversalmente, indipendentemente dal proprio colore politico.

Leggi di questo tipo sono comunque al vaglio o in vigore, in diverse forme, già in varie parti del mondo; così in Nuova Zelanda una legge molto simile è stata approvata, ma posposta nella sua entrata in vigore a causa delle proteste degli utenti, in Gran Bretagna vi sono accordi tra case discografiche e provider, che però prevedono soltanto avvisi senza conseguenze immediate, in Germania una legge che prevedeva multe fino a 10.000 € si sta rivelando di difficilissima applicazione, mentre negli USA, patria di quasi tutte le major più importanti, tale legge è realtà, poiché alcuni provider hanno accettato di arrivare anche ai tagli di fornitura della linea.

Ora il testo, che inizialmente non sarà comunque rivisto, tornerà al voto probabilmente a fine aprile e noi continueremo ad aggiornarvi.


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