Metti un virus nella tua batteria

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Un microorganismo come componente principale delle batterie. Si tratta di questo in sostanza, ed è l’approccio che un gruppo di ricerca sta seguendo al MIT (Massachusetts Institute of Technology) sin da prima del 2006 per trovare un modo nuovo, realmente economico e non inquinante, per produrre batterie. È la prima volta che si parla concretamente di “energia pulita” e il progetto non a caso è stato illustrato nei giorni scorsi al neo presidente americano Barack Obama, che sta fortemente promuovendo la ricerca scientifica in questo ambito.

Il virus M13 è un batteriofago, un comune battericida che si nutre di queste forme di vita ma è innocuo per l’uomo. I ricercatori del MIT, sotto la guida di Angela Belcher, docente di Scienza dei Materiali e Ingegneria Biologica, sono riusciti a modificarli geneticamente, al fine di trasformarli in altrettanti piccoli elettrodi.

Già nell’aprile del 2006, infatti, il team di scienziati aveva annunciato di aver trovato un modo per utilizzare i virus al fine di formare cavi nanoscopici adatti a costruire batterie agli ioni di litio ultra sottili e dotate di tre volte la normale densità di energia.
Da allora la ricerca ha fatto ulteriori passi e ora si è giunti al risultato di poter impiegare questi virus in un altro modo. In pratica, dopo essere stati modificati geneticamente, questi virus sono in grado prima di ricoprirsi di fosfato di ferro e in seguito di riconoscere e connettersi saldamente a dei nanotubi in carbonio. In questo modo ogni cavo nanoscopico al fosfato di ferro può essere elettrificato, permettendo agli elettroni di viaggiare lungo la rete di nanotubi di carbonio, infiltrandosi attraverso gli elettrodi fino al fosfato di ferro e trasferendo così l’energia in pochissimo tempo.

Si è ottenuto così un catodo ad altissima potenza, da equilibrare con l’anodo. I catodi, infatti, sono più difficili da costruire, in quanto è necessario impiegare dei materiali che siano ottimi conduttori, mentre la maggior parte di quelli comunemente usati sono solitamente altamente isolanti. Il team ha riscontrato anche che l’incorporazione di nanotubi al carbonio aumenta la conduttività del catodo senza aggiungere troppo peso alla batteria.

Stando ai primi test resi pubblici infatti, le batterie realizzate tramite questo nuovo materiale catodico possono essere caricate e scaricate fino a 100 volte senza perdere capacità, ma la Belcher ha aggiunto di aspettarsi risultati molto migliori in futuro. I ricercatori hanno infatti intenzione di sperimentare nuovi materiali come il fosfato di magnesio e quello di nickel. Quando anche questi progetti saranno pronti, ha detto sempre Angela Belcher, i dispositivi così realizzati saranno pronti per raggiungere il mercato e alimentare cellulari, portatili, lettori MP3 ma anche batterie per auto, con costi realizzativi molto più bassi degli attuali, eliminazione dal processo produttivo di sostanze nocive e altamente inquinanti come gli acidi, peso molto ridotto e durata uguale, se non superiore, a quella attualmente possibile.

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