La Francia applicherà per prima una legge repressiva contro la pirateria su Internet?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Fra soli tre giorni, il 9 aprile, in Francia il governo potrebbe approvare una legge che prevedrebbe, per la prima volta in Europa, provvedimenti di tipo repressivo nei confronti degli utenti che facciano uso di programmi P2P per scaricare illegalmente materiale di varia natura coperto da copyright. Potremmo essere quindi a una svolta storica, in positivo o in negativo, secondo il punto di vista, su un argomento spinoso e difficile come quello sul diritto d’autore all’epoca di Internet. Ma intanto le polemiche imperversano sulla controversa proposta di legge.

Se la legge sarà approvata fra tre giorni, la Francia potrebbe essere la prima nazione europea a varare una legge atta ad applicare un deciso giro di vite nei confronti del download illegale di materiale protetto dai diritti d’autore e, così, potrebbe fungere da esempio ed essere seguita da altre nazioni nei mesi a seguire.

Se il principio del diritto d’autore è, in via generale, giusto, il modo in cui farlo rispettare e persino definire dove finisce il diritto alla condivisione e dove inizia il crimine non lo è altrettanto. Proprio per questi motivi il disegno di legge attualmente al vaglio del governo francese è già ora fonte di discussioni abbastanza animose e di critiche, ma vediamo anzitutto di cosa si tratta.

In pratica si prevedono una serie di provvedimenti di progressiva gravità nei confronti di ogni singolo utente che impieghi la propria connessione a fini illeciti. Il primo livello è quello più leggero: la persona sarà, infatti, ammonita tramite lettera e mail ed invitata a sospendere il proprio comportamento fraudolento. Se esso invece continua i provvedimenti diverranno via via più duri, arrivando prima alla restrizione dell’erogazione del servizio Internet e poi a una sua sospensione integrale, che andrà da alcuni mesi a un anno.

Messa così, in effetti, la legge non sembra nemmeno eccessivamente repressiva, ma se si prendono in considerazione le implicazioni ci si accorge che forse non è esattamente così.

Le obiezioni, che non provengono solo dagli utenti, forse egoisticamente attaccati al proprio privilegio, ma anche da enti quali la Commissione Europea, si concentrano sostanzialmente su alcuni aspetti.

Il primo è che, per applicare la legge, bisognerebbe, di fatto, sorvegliare attivamente la connessione di ciascun utente, al fine di sapere esattamente l’utilizzo che ne è fatto. Questo lederebbe la privacy degli utenti e tradirebbe il principio di neutralità della rete, che vorrebbe l’accesso garantito a chiunque, indipendentemente dall’uso del mezzo stesso, giacché il filtraggio a priori è una forma discriminatoria.

L’altra obiezione è, per così dire, di natura più amministrativa, giacché si fa osservare che è illegale sospendere l’erogazione di un servizio regolarmente pagato.

Il momento è sicuramente critico e cosa succederà lo sapremo solo tra alcuni giorni, ma certo è che la difesa del diritto d’autore si sta trasformando in un’enorme “caccia alle streghe” che forse giustifica un modo di agire autoritario, mirante più a difendere il profitto delle multinazionali e a promuovere il controllo dall’alto che non a tutelare i diritti degli artisti.

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