Il governo USA pensa a una legge per il controllo del Web: ed è subito polemica

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Una proposta di legge, portata nei giorni scorsi in parlamento da un senatore repubblicano e da uno democratico e riguardante i poteri da conferire al presidente in caso di minacce alla rete informatica nazionale, ha suscitato un vero e proprio vespaio e le polemiche imperversano quando ancora il provvedimento non è stato approvato. Il contenuto della controversa proposta di legge prevede l’attribuzione al Presidente degli Stati uniti di poteri “eccezionali” che permetterebbero di decidere addirittura la disconnessione di parti del Web o dell’intera rete nazionale in caso di pericoli, nonché la possibilità di “spiare” il traffico di ciascun utente.

Olympia Snowe è una senatrice democratica, da sempre impegnata in battaglie sociali per i diritti delle minoranze discriminate, ma purtroppo, come spesso accade negli USA, a prescindere dalle idee in cui si crede, quando in gioco c’è la (presunta) sicurezza del proprio paese, molti americani pensano che una sospensione delle garanzie democratiche sia un prezzo accettabile. Così la Snowe ha presentato al parlamento una proposta di legge assieme al collega senatore repubblicano John Rockfeller; il disegno di legge, se fosse approvato, farebbe parte del più vasto Cyber Security Act 2009, con cui il Governo degli Stati uniti vorrebbe affrontare in maniera definitiva il problema della sicurezza informatica.

Ma in cosa consiste la legge e perché ha fatto tanto discutere? La proposta prevedrebbe di assegnare al Presidente dei poteri decisionali molto elevati e, fino ad oggi, assolutamente inediti. In pratica, in caso di minaccia alla sicurezza di un sito importante, ad esempio un’infrastruttura, o dell’intera rete, egli potrebbe decidere di diminuire o togliere la connessione a quel sito, a una porzione di territorio o all’intero paese, dichiarando lo stato di emergenza nazionale. Non solo: questa possibilità sarebbe estesa anche a reti pubbliche e private, come ospedali, banche etc., sempre se considerate a rischio di attacco. Infine il Dipartimento del Commercio Usa avrebbe il permesso di monitorare i network e le banche dati contenenti dati personali privati, se considerati parte delle infrastrutture critiche per la sicurezza, e guarda caso sarebbero proprio gli uffici federali a stabilire che cosa faccia o meno parte di queste “infrastrutture critiche”, quindi potenzialmente la misura potrebbe essere applicata a qualsiasi rete.

La legge è così inedita che, essendo stata presentata il 1° di aprile, si è pensato allo scherzo finché il testo non è stato pubblicato su Internet e si è capito quindi che la proposta è reale. Gli attivisti americani sono allora subito insorti. Il CDT (Center for Democracy and Technology) sostiene che la proposta darebbe al governo un controllo senza precedenti sui servizi Internet, minacciando l’innovazione, la libertà e la privacy. Gli fa eco anche l’EFF (Electronic Frontier Foundation), che sottolinea ancora di più il problema legato alla violazione della privacy: “Se il Dipartimento del Commercio scoprisse prove di attività illegali” spiegano, “potrebbe usare quell’informazione contro gli utenti, anche se l’intento originario era di difendere quel network da possibili minacce esterne. Il risultato” continuano, “sarebbe che i cittadini potrebbero essere incriminati in qualsiasi momento per le informazioni presenti nelle banche dati, senza più alcuna garanzia costituzionale.” Come in tutti i paesi civili invece, attualmente le forze dell’ordine possono accedere a database privati solo grazie a un mandato erogato per un’indagine specifica. Anche alcuni commentatori del settore, come Larry Seltzer di eWeek, sono critici, poiché la minaccia più evidente è il venire meno dei diritti costituzionali che, in tutti i paesi democratici, impediscono indagini generalizzate e raccolta ingiustificata di dati personali.

Dal canto loro ovviamente i due senatori difendono la propria proposta di legge, sostenendo che è ora di difendere in maniera efficace le infrastrutture Internet da eventuali attacchi, con le stesse misure attualmente vigenti ad esempio per reti elettriche e acquedotti, e a tal fine deve essere possibile ricorrere, se necessario, a misure straordinarie.

Peccato che le persone non siano gocce d’acqua o elettroni e che hanno diritti inalienabili, sanciti anche dalle Costituzioni dei vari paesi democratici. Troppe volte inoltre abbiamo già assistito a derive autoritarie, con la scusa (e la paranoia indotta ad arte dai media) della minaccia costante. Ma il sonno della ragione genera mostri, diceva il buon vecchio Goya che, chissà, forse oggi con questa legge finirebbe a Guantanamo, come tanti altri che ci avrebbero minacciato per anni, con armi inesistenti.

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