Google vieta il tethering su Android… anzi no, solo negli USA

Web e Business     Autore: Ivan Schinella Aggiungi un commento

Ha fatto in tempo ad essere inserita che dopo poco è stata rimossa per decisione, non si sa quanto influenzata, di Google: parliamo della prima applicazione per Android in grado di permettere il tethering dei terminali basati su questo SO, trasformandoli cioè in modem portatili.

 

Dopo essere stata immessa nell’Android Market per essere distribuita al pubblico infatti, l’applicazione “android-wifi-tether”, che permette la pratica di rendere il telefonino Android-based in grado di essere sfruttato come modem WiFi per connettersi ad Internet, è stata prima additata di violare fantomatiche condizioni di utilizzo dell’OS, cosa che è apparsa abbastanza strana all’utenza visto che si tratta di software open, poi invece Google è tornata sui suoi passi, riammettendola all’interno del suo spazio di distribuzione.

Quest però ad una condizione: sarà vietata negli USA ma approvata per l’utilizzo nel resto del mondo. E’ chiaro a questo punto dove si deve cercare il colpevole di tanta agitazione. L’operatore T-Mobile è infatti il principale indiziato, essendo distributore del prodotto ed avendo sempre intrapreso una dura lotta contro i terminali sfruttabili come modem dagli utenti, preferendo di gran lunga assegnargli coattivamente le proprie soluzioni tariffarie per la navigazione mobile.

Fatta la legge trovato l’inganno? A quanto pare no. Google in passato ha affermato di poter inserirsi arbitrariamente nei terminali Android per controllare e cancellare qualsiasi software che non rispetti le condizioni di utilizzo, quindi sarà un po’ difficile per i clienti americani riuscire ad aggirare l’ostacolo, a meno di non cambiare continuamente applicazioni dedicate, via via che verranno messe in blacklist, ma non è certo una soluzione pratica.

Tralasciando ovvie discussioni in merito alla privacy degli utenti che si avvalgono di Android, questa “rettifica” della assicurazione che il sistema operativo di Google sarebbe stato completamente Open fa pensare e non promette affatto bene. Gli utenti americani sono i primi a farne le spese e per ora se anche infastiditi dalla mossa di BigG, o meglio, di T-Mobile che gli sta dietro, non sembrano pronti a scatenare rivolte collettive.

Certo è che la libertà d’azione di Google non sembra più così scontata, se adesso anche i vari partner possono decidere arbitrariamente cosa è lecito e cosa no a seconda dei propri interessi. Questo è solo il primo passo, ma è un passo importante, gettando luce su una situazione che, se non controllata, potrebbe diventare pericolosa per il nuovo OS di Mountain View. Non basta che Google sia capace di insinuarsi a piacimento nei terminali degli utenti, ora ci si mette quindi anche la censura e si crea una sorta di “indice” delle applicazioni da eliminare, non perché violino condizioni obiettivamente sensate o perché siano pericolose o in grado di promuovere l’illegalità di certe pratiche, ma piuttosto perché risultano scomode a qualcuno, qualcuno che, a quanto pare, è più importante dell’utenza finale per i giganti del Web.

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Un commento

  1. Giacomo

    ah, adesso capisco perchè è un telefono “open source”…
    è aperto a tutti!!! soprattutto al controllo di Google, che ti guarda dentro al telefono.
    Spero che il mercato sia abbastanza intelligente da boicottare questi telefoni (del resto sta nella stessa fascia di prezzo di tutti gli altri super telefoni ed è anche più brutto fino ad ora).

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