Facebook: il referendum sulla privacy è una farsa?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Anche Facebook si trova ad avere a che fare con i referendum e, come tutti i governi in questi casi, ha i suoi bei problemi. Chi l’avrebbe mai detto che il popolare social network avrebbe indetto prima o poi addirittura un referendum? Ma forse non c’è da meravigliarsi, visto che con i suoi 200 milioni di iscritti potrebbe essere la quinta nazione del mondo. Ad ogni modo il quesito referendario riguarda l’introduzione di nuove norme di servizio ma, come tutti i referendum, se non si raggiunge il quorum la votazione non sarà valida, ed è proprio questo il rischio attuale. Ma perché sta per succedere questo, gli utenti di Facebook non sono molto interessati alla vita democratica della loro nazione virtuale o, come dicono altri, l’organizzazione stessa dell’evento è una farsa fatta apposta per non far approvare le nuove regole?

Il problema è sorto a febbraio, in seguito all’annuncio da parte del consiglio di amministrazione, di nuove regole d’utilizzo, da sottoscrivere alla registrazione, che prevedevano che i contenuti prodotti dagli utenti fossero di proprietà dell’azienda stessa, che poteva così disporne e utilizzarli come meglio credeva. Le polemiche e le proteste non si sono fatte certo aspettare e così Zuckerberg e soci sono stati costretti a fare marcia indietro, proponendo un confronto in due fasi con i propri utenti, dando prima la possibilità di mandare commenti e proposte sul da farsi e poi dando luogo appunto a una grande votazione plebiscitaria da parte dell’utenza per decidere se far andare o meno in vigore tali nuove regole.

L’annuncio di questa enorme votazione mondiale è stato dato però solo il 16 aprile, con le votazioni che si concluderanno il 23: solo una settimana per dare all’utenza la possibilità di raggiungere un quorum, stabilito dagli amministratori nella quota del 30 % degli utenti mensilmente attivi, ossia circa 48/60 milioni di persone. L’avvenimento inoltre non è stato assolutamente pubblicizzato sul network stesso, col risultato che, a due giorni dalla chiusura delle urne virtuali, hanno votato appena 300 mila persone, ossia l’1 % della quota minima necessaria.

L’associazione Privacy International e molti altri blog di settore ora attaccano Facebook. L’accusa è semplice e, sembrerebbe, fondata, in quanto si sostiene che il tutto sia stato architettato per far fallire la cosa, ma dando all’operazione una parvenza di democraticità e legalità: si indicono delle votazioni pubbliche, dando la possibilità agli interessati di decidere in prima persona, questi non votano e quindi si applicheranno le precedenti decisioni dell’amministrazione.

Ma la colpa è davvero degli utenti, poco interessati ai meccanismi democratici e alla tutela di se stessi o è stata solo una manovra per rimangiarsi i buoni propositi espressi all’indomani delle proteste e fare lo stesso quello che conviene all’azienda? La risposta, al 21 di aprile, non sembra troppo difficile.

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5 Commenti

  1. Filippo

    per questo ho appena disattivato il mio account, era gia da penpo che lo volevo fare. Vero si che la crisi puo aver indotti il proprietario a cercari maggiori profitti, ma vedere i dati degli utenti a tutto il mondo non mi piace proprio.

  2. fedcas

    :eek:
    mai sentita sta cosa… che grandissima presa per il culo comunque, almeno avessero il buon gusto di dire “no si fa così perchè lo diciamo noi”.

  3. fedcas

    ah lascio il link alla pagina della votazione visto che nell’articolo non c’è: http://apps.facebook.com/fbsitevote/contests/208?_fb_fromhash=288b816a4c4cf5de6238e51212e13b11

  4. fab0

    di cosa ci si stupisce?
    almeno questi signori hanno il buon gusto di dichiarare che i dati verranno utilizzati per fini commerciali.
    pensate che le utenze registrate in giro per il mondo vengano trattate nel pieno rispetto delle leggi?
    se la legge non consente, si fa sotto banco.
    tutto il mondo è paese!

    ciao,fabio

  5. Michele

    Anche in Italia volgiono bloccare i blog con una leggina del nostro tanto ben amato Presidente del Consiglio.
    Evidentemente c’e’ un tentativo globalizzato di tacitare le opinioni degli utenti che contrastano forti interessi politico-economico. Un nuovo “cartello” che si aggiunge a quello delle Banche ed Assicurazioni.
    Posso solo consigliare, nel caso passi questo, di disertare il network e di altri che certamente seguiranno le orme di Facebook.
    Vivono di pubblicita’ e questo non sara’ di loro gradimento.

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