Clean Slate Program: Rete più sicura o solo paranoia?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Che Internet si stia saturando per quanto riguarda la disponibilità degli indirizzi è cosa risaputa ed è il motivo per cui si parla da tempo di passare dall’attuale protocollo IPV4 al nuovo IPV6, che dovrebbe rendere disponibili molti più indirizzi. Ma c’è chi parla di altre saturazioni e altri pericoli.

Secondo studi autorevoli l’uso sempre più massiccio di servizi multimediali online, come la visione di filmati o il posting sempre più consistente di messaggi sui social network, porterà a breve alla paralisi delle linee fisiche, la cui banda non cresce in maniera proporzionale. Inoltre si sostiene che ogni giorno la sicurezza delle reti e dei dati in transito si fa sempre più fragile. Ad affermare tutto ciò è il gruppo di ricercatori della prestigiosa università di Stanford, riuniti nel progetto Clean Slate Program. Ma c’è anche chi non concorda e pensa che si stia cercando di diffondere la paranoia ad altri, meno nobili scopi.

A Stanford da sempre si svolgono studi scientifici di importanza fondamentale, lì tanto per fare un esempio, è nato l’algoritmo su cui si basa Google. Gli scienziati che dunque operano nell’ateneo sono da considerarsi meritevoli di attenzione e rispetto. Qualche tempo fa, John Markoff, giornalista del quotidiano New York Times nonché tecnologo e docente proprio in quell’università, ha rilanciato le tesi dei suoi colleghi riuniti nel Clean Slate Program, che sostengono due punti fondamentali: la saturazione della banda, cui abbiamo accennato, e la necessità, ai fini della sicurezza, di poter identificare con certezza natura, provenienza e destinazione di tutta l’informazione che viaggia su Internet, al fine di garantire una maggior sicurezza.

Benchè il loro pensiero sia autorevole, non mancano però voci altrettanto affidabili fuori dal coro. Alberto Ciampa, matematico presso la sezione pisana dell´INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e architetto dei centri di calcolo dell’istituto sostiene ad esempio che l’allarme è eccessivo. Sicuramente ci sono alcune criticità, ma pensare che ci saranno presto crolli e catastrofi è un’esagerazione che non trova riscontro nella realtà tecnologica, in quanto la capacità di banda della rete cresce con grande anticipo sul carico e ci sono studi continui per migliorarla ulteriormente.

Gli fa eco Andrew Odlyzko, matematico della Minnesota University che ha anche lavorato a lungo con Cisco, che addirittura ha sostenuto in un suo lavoro recente che in realtà il traffico Internet cresce troppo poco rispetto a quanto dovrebbe fare per poter garantire la crescita economica dei paesi occidentali. Anche Enrico Mazzoni, fisico anche lui presso l’INFN, crede che l’allarme sia esagerato e che è semmai molto più grave quello riguardante la saturazione degli indirizzi IPV4.

Alberto Berretti, docente di sicurezza informatica presso l’università di Roma Tor Vergata è ancora più duro nei confronti dei suoi colleghi americani. “Vogliono riportare la gente allo stato di utenti e consumatori, mentre oggi le persone digitali sono soggetti che parlano, scrivono e dicono la loro. Hanno visto il caso Obama e si sono spaventati. La rete sposta voti, fa consenso e chi non la controlla ne ha paura e vorrebbe renderla una struttura chiusa, creando al suo posto tanti orti recintati, nei quali si legge, si guarda e si consuma quello che decidono i padroni dell’orto. Vogliono rifare il Minitel. Un posto dove si fa shopping e dove, magari, senza tanti complimenti, sia possibile controllare le opinioni delle persone”. “Gli allarmi non sono strumentali” continua, “ma sono narrati in modo paranoico. Tutto è addebitato alla rete, i problemi invece si trovano ai suoi confini: sono le macchine, i computer che si collegano che non sono difesi da virus e attacchi. Sulla rete c’è il crimine come ovunque nella vita. Rappresentare il crimine in modo folle, enfatizzare i pericoli fino a parlare di “11 settembre della rete”, è un’altra cosa. Significa voler mettere le mani nella democrazia”.

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Un commento

  1. Alba Kan

    Io credo, che ogni discorso in questo senso sia volto solo al controllo della gente. Sappiamo bene tutte le iniziative e proposte fatte negli ultimi mesi, da D’alia, alla Carlucci all’orda Barbareschi contro la Siae, al pacchetto TelecomPage, per il momento fermato grazie ad un emendamento alla legge, fatto dai parlamentari europei dopo le centinaia di mail inviate dalla gente (ma nn è finita il 5 maggio c’è la votazione finale). Oppure la proposta di Sarkofagò sulla P2P… (anzi…mi permetto di mandare il link per chi volesse firmare: http://firmiamo.it/legalize-p2p ).

    Lo scopo è sempre quello CONTROLLARCI!
    David Rockefeller, ha fatto una proposta di legge, per una “legge marziale cybernetica”…è allucinante! http://www.vocidallastrada.com/2009/04/obama-controllera-internet.html

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