Wolfram Alpha: l’ammazza Google?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Dovrà pur esserci un “dopo Google”. Dovrà esserci per forza, il mondo e la tecnologia non si sono certo fermati dopo l’avvento di BigG e, d’altronde, non è che questo sia il migliore dei motori possibili, o meglio lo è, ma solo in questo preciso momento e comunque lascia aperte tutta una serie di questioni tecniche, come l’incapacità di reperire determinati tipi di informazioni che giacciono in profondità nel Web, se nessuno le ha linkate etc. Tra le tante alternative paventate ora sembra emergerne soprattutto una: si chiama Wolfram Alpha, si basa sulle innovazioni del web semantico e promette di essere in grado di rispondere a domande poste in linguaggio naturale.

La “Next Big Thing” dovrà pur arrivare prima o poi, è una semplice legge dell’evoluzione tecnologica: ciò che oggi è allo stato dell’arte domani sarà obsoleto. Per il colosso dei motori di ricerca di stanza a Mountain View il pericolo prende il nome di Wolfram Alpha, il motore di ricerca che dovrebbe essere in grado di rispondere a domande poste nel linguaggio naturale, perché in grado di comprenderlo e di cercare la risposta giusta.

Ovviamente tutto si basa su un nuovo algoritmo, sviluppato da Stephen Wolfram, ingegnere britannico e “papà” di Mathematica, considerato uno dei più potenti ambienti di sviluppo al mondo.

Ciò che promette Wolfram Alpha sulla carta semplicemente straordinario: a differenza degli attuali motori di ricerca infatti non si tratterà più di scrivere una parola chiave ed ottenere in cambio tutti i documenti che la contengono e la cui rilevanza dipende esclusivamente da quanto sono linkati da altre pagine web. Il nuovo motore di ricerca infatti riceverà vere domande poste nel linguaggio corrente e ci proporrà una risposta articolata, in un linguaggio altrettanto naturale.

Ma come ci riesce? Beh, in estrema sintesi, grazie a dei nuovi algoritmi sarà in grado di interpretare la domanda e porgere lui stesso la risposta più pertinente, dopo aver consultato la documentazione disponibile sul Web. In sostanza, come afferma lo stesso Stephen Wolfram “Cinquant’anni fa, quando i computer erano giovani, la gente immaginava che si sarebbe potuto porre al computer una qualsiasi domanda fattuale e si sarebbe ricevuta una risposta. Il web semantico praticamente ci riporta a quello che la gente pensava che i computer avrebbero potuto fare cinquant’anni fa. Sono contento che siamo riusciti a farlo funzionare, grazie ad un mix di algoritmi intelligenti, sistemi euristici e scoperte linguistiche”.

Il 24 maggio dovrebbe andare online la pagina del motore. Sarà quindi la data di
inizio di una nuova generazione di motori di ricerca? Nova Spivack, fondatore di una delle più interessanti applicazioni del web semantico, Twine, corregge un po’ il tiro, sostenendo in pratica che Wolfram Alpha si è rivelato molto interessante, ma che è sostanzialmente uno strumento per rispondere alle domande a cui sia possibile rispondere con chiarezza (inutile cioè chiedere a Wolfram Alpha domande sul perché esistiamo, da dove veniamo e dove andiamo, potrebbe risponderci come il famoso supercomputer dei racconti di Douglas Adams), mentre Google e gli altri motori attuali servono più che altro a cercare cose. Secondo Spivack dunque Wolfram Alpha sarà un concorrente più di Wikipedia che non dei motori di ricerca.

Vedremo se tutta questa tecnologia saprà tradursi in numeri, perché il successo alla fine decretato dall’utenza che, ad esempio, non ha premiato Cuil, non ancora per lo meno, un altro motore di ricerca forse ben più promettente di Google, eppure finora ignorato dalle masse.

Fonte

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